Fare il webdesigner freelancer a Barcellona: Intervista a Nicola Mostallino

nicola mostallino

Nicola ha la mia età e ha studiato nella mia stessa facoltà, quella di ingegneria elettronica di Cagliari. Nonostante ciò, ci ho parlato per la prima volta qualche settimana fa (via Skype).

Ne è nata questa conversazione, che continua la serie di interviste su Non Voglio Lavorare.

Dalla laurea a Barcellona

Nicola, al momento abiti a Barcellona, dove ti guadagni da vivere come webdesigner freelancer. Il punto di svolta della tua vita sembra essere stato, come per tanti altri, l’anno di Erasmus che hai passato in Germania. Come e perché un anno all’estero ti ha cambiato?

Come mi ha cambiato… Difficile dire o raccontare tutte le emozioni vissute durante l’Erasmus. Venendo da una piccola cittadina sarda dove la realtà è abbastanza differente, ho avuto l’opportunità di conoscere tante persone, ognuna diversa ma con qualcosa che ci rendeva uguali: la voglia di scoprire cosa ci fosse dietro la monotonia di una vita fatta di cose già fatte e sentite.

Posso solo dire che mi ha cambiato in meglio, mi ha dato autonomia, indipendenza, voglia di conoscere altre culture e rendermi conto che siamo animali sociali e che l’unico confine (che genera lavoro, amicizie, studio e sentimenti) è il mondo.

Non fermarsi e continuare a scoprire sempre.

Nonostante una laurea in ingegneria elettronica, dopo un breve periodo come lavoratore dipendente hai scelto di fare il webdesigner freelancer. Da cosa nasce questa decisione?

Principalmente dall’esigenza di dover lavorare per poter guadagnare e vivere. Perché, che lo voglia o no, alla fine servono i soldi per poter campare.

La decisione di diventare freelancer nasce dalle delusioni lavorative avute dopo la laurea e dalla voglia di indipendenza.

Ti dicono vai studia e laureati, sarai ingegnere, guadagnerai. Un mazzo di false speranze.

Ti laurei e poi ti accorgi che il mondo del lavoro non è pronto per te e che tu non sei pronto per lui. Non ti vogliono o ti vogliono solo sfruttare, proponendo contratti farlocchi a prezzi ridicoli.

Poi ti mandano via, che un altro tirocinante pronto per essere “succhiato” si trova sempre.

Inventarsi il lavoro

Come ti sei re-inventato webdesigner? Qual’è la difficoltà maggiore nell’effettuare la transizione da lavoratore dipendente a freelancer?

Il lavoro è nato qui a Barcellona. Sono arrivato per un tirocinio e dopo sei mesi l’azienda mi ha confermato. In nero perché i tempi sono duri, dicono. Dopo due mesi hanno chiuso i battenti e devono ancora pagarci.

La difficoltà maggiore sta nell’organizzarsi. Il giorno scorre tra la ricerca di nuovi clienti, capire come migliorarsi e realizzare i differenti servizi per cui si è pagati.

Ogni giorno è dedicato al lavoro, non ci sono orari fissi né giorni di vacanze. A meno che non lasci il pc a casa. E allora ci pensa il telefono a riportarti alla realtà. Chiamate, Whatsapp, email…

Però nessuno mi dice come e cosa devo fare, lo scelgo io. E se sbaglio non importa perché nessuno mi farà una ramanzina. Dall’errore capirò come migliorarmi e lo farò per me, non perché un’azienda che mi paga cinque euro all’ora approfitti del mio lavoro guadagnandoci dieci volte tanto.

Quali sono le spese iniziali?

Le spese per fare il webdesigner non sono grosse. Non necessitando particolari macchinari e non avendo grossi costi fissi si riesce a iniziare con facilità.

Tutti possediamo un pc e una connessione internet. I programmi spesso sono gratuiti, bisogna solo sfruttare al meglio il poco che si ha. Meno Facebook e più impegno.

Più che i costi iniziali quello che influisce è la voglia di provare e la determinazione. Lì bisogna spendere parecchio.

Come ti procuri i clienti?

I clienti sono difficili da trovare, i primi sei mesi sono terribili. Dopo si va migliorando, il portfolio di lavori cresce, ci si fa spazio, si capisce meglio come valutare il costo dei servizi in funzione di ore di lavoro e necessità. Ci si stabilizza e si capisce come funziona il tutto. Sopratutto si capisce come interagire con i clienti.

Ti accorgi poi che i nuovi clienti arrivano da quelli vecchi che hanno parlato del tuo lavoro (circa il 60% dei nuovi lavori, nel mio caso).

I clienti ci sono, bisogna capire come raggiungerli e lì si possono sfruttare differenti metodi: email, investire in pubblicità e contatti diretti, biglietti da visita nei negozi e link con offerte di servizi in portali di lavoro internazionali.

Ho notato che il tuo sito è solo in lingua inglese. Hai mai pensato al mercato italiano?

Ti rendi conto che l’inglese ha un importanza elevata, sopratutto per tutto ciò che concerne la tecnologia. La mia pagina in inglese può raggiungere più persone, per questo lo preferisco.

Ho pensato al mercato italiano e ho anche già fatto alcuni lavori. Quando avrò tempo svilupperò una pagina web in italiano. Come dicevo prima serve organizzazione. Preferisco spendere il tempo a cercare un nuovo cliente piuttosto che costruire la mia pagina in italiano.

Cosa pensi dei giovani italiani che si lamentano del fatto che in Italia non ci sia lavoro?

Hanno ragione, è un dato di fatto. Ma potrebbero fare di più.

Non mollare, persistere e non aver paura di intraprendere nuovi cammini, muoversi e stabilire contatti. Ripeto, meno Facebook e più internet costruttivo.

Ho amici che si lamentano perché non trovano lavoro. Sono gli stessi che non fanno altro che pubblicare link inutili su Facebook. Se quel tempo lo usassero per cercare opportunità di lavoro credo avrebbero molte più probabilità di trovarlo.

Io arrivai in Barcellona facendo così, mi imposi di usare internet in maniera più costruttiva e
ogni giorno dovevo inviare tra un minimo di venti e un massimo di trenta curriculum.

Andavo su Google e digitavo “azienda di caffè,” “azienda di pasta,” “crociere,” “azienda automobilistica.” Entravo nelle pagine web delle aziende e cercavo il “Work with us” (lavora con noi) e via di curriculum.

Dopo circa un mese ho ottenuto una risposta positiva, in un’altra nazione. Nuovo giro, nuova corsa.

Molte persone hanno qualità nascoste dalle quali possono nascere lavori nuovi o vecchi.
Non disprezzare nessun lavoro e crearsi il proprio cercando di capire come le proprie doti personali unite allo studio e alla determinazione possono generare ingressi economici.

Fare una rivoluzione, credo ormai sia l’unica cosa che possa davvero cambiare le cose così come stanno.

PARTIRE !!!

Non dobbiamo essere vincolati alle frontiere, il fatto che non ci sia lavoro in Italia non vuol dire che siamo finiti. Da un altra parte ci sarà lavoro! E Ryanair fa il resto.

Che consigli ti senti di dare a chi vorrebbe iniziare una carriera come la tua?

Impegno, determinazione e contatti.

Dando un’occhiata al tuo sito ho notato che, oltre a progettare pagine web, offri anche consulenza SEO (ottimizzazione per i motori di ricerca). Potresti spiegarci di cosa si tratta e perché un’azienda moderna ne ha assoluto bisogno?

Il SEO è quella serie di tattiche e strategie che permette a una pagina web di posizionarsi su Google.

Google crea e cambia il suo algoritmo perché la pagina A sia meglio posizionata della pagina B.

Il SEO lavora su questo algoritmo e rende la pagina più posizionabile di un’altra al fine di renderla più visibile su internet al cliente che la necessita.

Avere una pagina web che non è posizionata nelle prime pagine di Google è quasi come non averla perché non riesce a raggiungere il cliente.

Vincere le nostre paure

Tanta gente ha paura di lasciare l’Italia perché “non parla le lingue.” Qual’è la tua esperienza personale? Pensi che la lingua possa essere un problema in ambito lavorativo?

Credo che la lingua possa essere un fattore importante nell’ambito lavorativo ma non un problema. Prima di noi sono partiti altri all’estero. Quanti italiani andarono in Germania e in USA anche cent’anni fa?

E credo avessero molte meno possibilità e nozioni di noi ragazzi, che siamo cresciuti nell’epoca dei corsi online, internet e informazione raggiungibile facilmente.

Io sono partito in Germania senza parlare inglese, tedesco o spagnolo. Alla fine dell’Erasmus me la cavavo in tutte e tre le lingue. Se ci sono riuscito io non vedo perché non ci possa riuscire un altro.

Perché ti sei stabilito a Barcellona? Cosa ti da questa città più dell’Italia?
Si dice che Barcellona la città più “felice” d’Europa. E’ una città che vive per circa il 90% di servizi. Ciò vuol dire che c’è spazio per il mio lavoro.

Barcellona è una città multiculturale e questo la rende più attrattiva per quanto mi riguarda.

Il fatto di poter conoscere persone di differenti culture è qualcosa di cui ho bisogno.

Il mare, Barcellona ha il mare. Questo la rende perfetta. Sarà perché vengo da un’isola, ma non riesco a concepire una vita senza mare.

In molti aborrano l’idea di mettersi in proprio perché, dicono, è troppo rischioso. Quali sono i pro e i contro di una carriera senza capi?

Ogni persona è differente, nel mondo del lavoro penso ci siano due grosse categorie: chi esegue e chi comanda.

Ci sono persone che danno il meglio comandando e altre che danno il meglio eseguendo. Sta tutto lì, se si crede di poter essere comandanti e esecutori allo stesso tempo allora meglio mettersi in proprio.

Il rischio di mettersi in proprio cambia in base a cosa si vuole realizzare e ai soldi che servono per realizzarlo.

I contro sono che si perde il lavoro stesso, cosa ormai normalissima anche se si è sotto la dipendenza di un’azienda.

I pro sono che se si ha determinazione, intraprendenza e un pizzico di fortuna si può andare avanti senza dover dipendere da nessuno, organizzarsi la giornata liberamente e magari a fine anno avere un piccolo utile.

In questo paese per vecchi, a trent’anni siamo considerati ancora dei ragazzini. Però forse già troppo stagionati per trovare un impiego in una grossa azienda. Loro, si sa, preferiscono ragazzini da plasmare a loro piacimento (ce lo vedete un tipico quadro d’azienda italiana a combattere con gente come me o Nicola? : p). Ecco, se potessi tornare indietro al momento in cui ti sei laureato, faresti qualcosa di diverso?

Farei qualcosa di diverso?

Sì! Avrei fatto prima l’Erasmus, mi sarei laureato prima in modo tale da capire prima questi concetti che credo stiano alla base del successo. Sopratutto nel mondo moderno, dove non ci sono frontiere che possano impedire o limitare il nostro successo.

Progetti per il futuro?

Essere felice. La felicità dipende da tante cose: sentimenti, emozioni, lavoro, soldi, esperienze, viaggi e indipendenza.

Se riuscirò ad essere felice in futuro vorrà dire che avrò nel mio zaino tutte queste cose.

Vorrei farmi una domanda e rispondermi da solo. Come vedi il lavorare all’estero per continuare a vivere?

Io all’estero non lavoro, io all’estero VIVO !

Nicola, grazie per aver condiviso la tua esperienza con i lettori di Non Voglio Lavorare.

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P.S. Se volete contattare Nicola potete farlo attraverso il suo sito web, Alocin.org.

P.P.S. Pensi di avere una storia interessante e vorresti condividerla con i lettori di Non Voglio Lavorare? Scrivimi qui!

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