Sei disposto a uscire dalla tua zona di comfort?

UPDATE: Il video è sparito. Suppongo siano finiti il fondo per il progetto ma non ne sono sicuro perché, da gran somari, non mi hanno avvisato né hanno risposto alla mia e-mail.

“Se sei in controllo è perché non stai guidando abbastanza veloce,” by Mario Andretti

A novembre mi ha contattato la casa di produzione Due Monete, che si occupa del progetto In The Meanwhile, un documentario che cerca di dare una risposta ad una domanda che molti giovani (e meno giovani) italiani si stanno ponendo:

L’Italia e l’Europa possono ancora essere considerati come dei luoghi dove è possibile realizzare i nostri sogni?

Chiara, una collaboratrice del direttore del progetto Franco Dipietro, mi ha mandato un elenco di domande via email e mi ha chiesto di filmarmi mentre rispondevo.

Il risultato finale è il video all’inizio di quest’articolo.

Ho deciso di sfruttare la storia che c’è dietro quest’intervista per introdurre un concetto – secondo me cruciale – per chiunque stia cercando di realizzare un progetto importante.

Dietro le quinte

Nonostante i tagli professionali e le musiche si può vedere da lontano che all’inizio del video sono più teso di un tredicenne al suo primo appuntamento e che avrei preferito passeggiare nudo in Piazza del Popolo piuttosto che auto intervistarmi di fronte a una telecamera.

Ma come Ivan, non hai problemi a raccontarci nero su bianco di quando ti venne la diarrea sui monti Altai e poi ti disturba rilasciare un’intervista su temi che ti appassionano ben di più della cagarella?

Come ho già scritto su Voglio Vivere Così a fine novembre, quest’intervista non la volevo proprio fare.

Come la maggior parte della gente che preferisce lo scrivere al cantare o al recitare, sono una persona abbastanza introversa.

Apparire davanti a una telecamera mi ha sempre fatto paura.

Poi è capitata questa occasione. Viste le mie ambizioni di blogger e scrittore non potevo certo tirarmi indietro. Sarebbe stato come ammettere – davanti a me stesso – di non essere pronto a uscire dalla mia zona di comfort per realizzare i miei progetti.

Sarebbe stato come ammettere – davanti a me stesso – che non me ne importasse abbastanza. Così ho detto di sì.

Ho rimandato per circa dieci giorni, poi una mattina mi sono alzato, ho montato la mia macchina fotografica sul cavalletto e ho iniziato a rispondere alle domande di fronte all’obiettivo che mi fissava inclemente.

All’inizio è stato un disastro. Non riuscivo a trovare la giusta inquadratura. Quando riuscivo a inquadrarmi senza tagliare l’immagine all’altezza della fronte o della bocca era la luce ad essere completamente sbagliata. Mi impappinavo ogni cinque secondi costringendomi a riiniziare.

Poi le cose hanno iniziato ad andare meglio. Per mezzogiorno avevo la camera piazzata nella giusta posizione e ben trenta secondi di video almeno passabile.

Dopo pranzo mi sono sciolto e, entro le cinque di sera, ho spedito le registrazioni. Il video all’inizio di quest’articolo è quello che resta dopo i tagli del regista che, viste le premesse, ha fatto miracoli.

Provo ancora imbarazzo a riguardarmi.

Ed è anche per questo che ho deciso di pubblicare il video.

Affanculo all’imbarazzo. Mi piace sentirmi imbarazzato.

Significa che sto facendo qualcosa di nuovo, che mi sto spingendo oltre i miei limiti.

Esploratori

L’unico modo per migliorarsi e realizzare progetti a lungo termine è quello di spingersi in territori inesplorati, essere sempre pronti a imparare qualcosa di nuovo e contattare persone che consideriamo al di fuori della nostra portata.

Quando mi accorgo che mi sto adagiando troppo sugli allori, tento sempre di trovare un modo per “sentirmi in imbarazzo.”

Solo allora so che sto spendendo il mio tempo per qualcosa che vale veramente la pena.

Un esempio?

Due mesi fa ho scritto a un importante quotidiano italiano offrendomi come colonnista sulla Cina. Devo dire che, essendo un signor Nessuno, le mie speranze erano minime. E infatti, seppur in modo garbato, ho ricevuto come risposta un secco “No, grazie.”

Ma va bene così. Ci ho messo due settimane a preparare l’email da inviare al quotidiano. La prossima volta ci metterò dieci minuti. E non avrò più paura.

Cosa cambia?

Pensa a chi pubblica esclusivamente sul proprio blog. Magari ogni giorno, instancabilmente, per anni. Non c’è niente di male, ma dopo sei mesi o un anno non è più difficile, non c’è quasi più sfida (se si eccettua il problema di trovare sempre nuovi argomenti da trattare e restare interessanti).

Non sarebbe meglio scrivere un po’ meno sul proprio blog e tentare invece di pubblicare – magari anche un solo articolo – su un sito web o un settimanale cartaceo di prima fascia?

Si tratta di una nuova sfida che, in cambio delle difficoltà che ti pone (esporsi al rifiuto, scrivere un pezzo degno di nota, mandare una lettera di presentazione etc.), può aprirti le porte di un mondo nuovo, farti conoscere ed essere letto da un pubblico molto più ampio.

E chiunque aggiorni il proprio blog regolarmente possiede, a mio parere, l’ambizione di essere letto.

Perché ti riguarda

Al solito faccio esempi che riguardano la mia vita ma questo è un concetto più generale.

Diciamo che sei il padrone di un bar. Cosa vuol dire uscire dalla tua zona di comfort?

Dipende da te, se non lo hai mai fatto magari potresti ospitare una band dal vivo, inserire nel menu un cocktail che ancora ti crea problemi (nel prepararlo, no nel berlo), o chiedere uno sconto a un fornitore in virtù del fatto che sei un cliente di lungo corso.

Se sei un ingegnere può voler dire uscire dal seminato, proporre una soluzione fuori dagli schemi, rischiare di rompere un macchinario pur di risolvere un problema altrimenti insormontabile.

Se stai studiando giapponese potresti pensare di partire a Tokyo e lavorare come cameriere in un bar per un anno e migliorare la tua padronanza della lingua anziché continuare a studiare da casa di mamma e papà a Lambrate, Milano.

Il succo del discorso è che spingerti al di fuori della tua zona di comfort richiede un grosso investimento in termine di emozioni. Però, sopratutto se fatto con costanza, ti fa crescere e ti apre opportunità che se fossi restato all’interno del recinto che già conosci non si sarebbero mai presentate.

Quand’è stata l’ultima volta che sei uscito/a dalla tua zona di comfort?

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Commenti

  1. Stefano dice:

    Hai perfettamente ragione.
    Il modo in cui parli della tua storia è disarmante.
    Bravo.

    • ivan dice:

      Ciao Stefano, grazie per l’appoggio morale haha

      • Stefano dice:

        Ipse dixit :
        “Il succo del discorso è che spingerti al di fuori della tua zona di comfort richiede un grosso investimento in termine di emozioni. Però, sopratutto se fatto con costanza, ti fa crescere e ti apre opportunità che se fossi restato all’interno del recinto che già conosci non si sarebbero mai presentate.”

        E’ dalle 15.45 che ho in testa queste parole…eppure, senza offesa, avrei di meglio a cui pensare…
        Che sia la (s)volta buona?

        • ivan dice:

          Le cose che ci spaventano di più sono sempre le più utili.

          Ho un amico che fa il rappresentante e non pranza sino a che non ha finito tutte le chiamate importanti ai clienti, che poi è la parte più difficile del suo lavoro.

          E infatti se la passa abbastanza bene.

  2. Stefano dice:

    Però Ivan…io farei carte false per stare nel mondo universitario! Ma non certo nel Bel paese, vuoi per fare qualcosa di più “emozionante”, vuoi perchè finirei represso come i miei prof…e a tutto questo dico volentieri “No grazie”.

    E poi sarei curioso di sapere se l’estero è così perfetto come viene dipinto (dubito). Ma vorrei indagare…

    • ivan dice:

      No, non è così perfetto.

      E’ un classico caso de “l”erba del vicino è sempre più verde.”

      Io ho lavorato all’università sia in Francia che in Cina e, al solito, tutti i sistemi hanno i loro pro e i loro contro ; )

      L’unico vantaggio “vero” è che, almeno negli anni passati, era più facile trovare lavoro in nord Europa che in Italia.

      Oggi non saprei.

      La situazione cinese poi è un discorso a parte su cui si potrebbero scrivere dei trattati, neanche degli articoli haha

  3. Stefano dice:

    Ciao Ivan,
    oggi, come ogni fine settimana, la stazione ferroviaria è presa d’assalto da studenti universitari che fanno ritorno nelle loro case e valige cariche (presumo) di indumenti sporchi da lavare per le loro mamme.
    Così ho pensato ai tuoi discorsi sulla comfort zone ed è scappato un sorriso.

    Come vedi, i tuoi post danno ottimi spunti di riflessione per tutta la settimana.
    A presto.

  4. gabriele dice:

    buon articolo

  5. Alfredo dice:

    Ciao, bello, bravo: meglio rischiare e provare che non fare e…. rosicare!
    Chissa’ perche’ poi, molto spesso, fuori dalla zona di confort si sta piu’ comodamente :) !!!!
    In bocca al lupo, bye
    alfredo

    • Ivan dice:

      Ciao Alfredo,

      magari non si sta più comodi ma più soddisfatti di sé senza dubbio ; )

      A presto,

      Ivan

  6. Lidia dice:

    Io mi chiedo quando ritornero’ nella zona comfort, scherzo ;)

    La cosa assurda che mi dicono è: ”ma quando penserai a farti una famiglia, a sposarti, a far figli ed a comprarti una casa? Tu pensi solo a viaggiare ed a girare il mondo”
    Sorrido rispondendo:”sono impegnata a VIVERE” :)

    • ivan dice:

      Ciao Lidia,

      sei in “sabbatico” o viaggi e lavori allo stesso tempo?

      Raccontaci qualcosa di più su di te : P

  7. Francesco dice:

    Ciao :)
    Ho trovato casualmente questo articolo su internet… Cercando su google “come imparare il cinese” e girovagando tra i tuoi vari post sono arrivato qui. Interessante! Finalmente qualcosa di diverso, cavolo! Perchè nn ti ho scoperto prima??? hhahahaha cmq interessante …
    Io sono sempre tentato a stare nella zona di comfort… anche tutt ora. dopo aver deciso di andare a studiare economia aziendale in germania e fare il pendolare al fine settimana per lavorare come cassiere in un supermercato in una città vicino fino alle 22.30 e passare un weekend di merda; mi chiedo tutti i giorni: ma chi ***** me l’ha fatto fare??? ma xkè non ho genitori ricchi?!?!?! ma le sfighe tutte io???
    Come posso fare x nn buttarmi a terra???
    Si è un progetto a lungo termine, non riesco a vedere il beneficio futuro… vedo solo la vita stressante che sto facendo oggi… mi lamento troppo??? O magari sono in una zona comfort e nn me ne rendo nemmeno conto???
    Scusa lo sfogo… ma finalmente ho trovato una persona che mi può capire e darmi un consiglio per non buttarmi giù e non tornare alla zona comfort con mamma e papà.
    Buona Domenica :)
    Saluti da Magonza

    • Ivan dice:

      Ciao Francesco, grazie per il bel commento.

      La mia teoria è che tutto quello che ci fa sentire imbarazzati o un po’ fuori controllo alla lunga è positivo. Ti faccio un esempio pratico.

      Shanghai pullula di donne incredibilmente belle. A volte le guardo, sento la tensione montare, e non faccio niente. Chiaramente dopo mi sento come se mi avessero dato un calcio in culo.

      Altre volte invece me ne frego della tensione, mi avvicino e dico:

      “Hey ciao.”

      Alcune mi ignorano, altre sorridono e mi lasciano il numero di telefono. Indipendentemente dal risultato mi sento bene, perché so che ho fatto la cosa giusta e che ho imparato qualcosa.

      Ecco, andare in Germania ti farà solo crescere.

      p.s. Ringrazio il cielo di non essere nato ricco. Non mi è mai mancato niente, però ho sempre dovuto studiare e lavorare perché sapevo che es un mundo difficil, come dice Tonino Carotone. E questo ha fatto di me una persona migliore.

      Ciau

      • Alfredo dice:

        Ciao Ivan, molto bello il tuo approccio!
        Hai ragione, spesso gli ostacoli ed i muri sono proprio unicamente e solamente nella nostra (malefica! :)) testa.
        Cerco sempre di dirmi che “uno schiaffo e’ meglio diun rimpianto/rammarico”, ma ammetto che io per primo fatico ad applicare questa “filosofia”. E cosi’ si perdono una gran quantita’ di occasioni nella vita (e non solo con le donne!).
        Molto saggio il tuo PS: quando si ha lo stomaco pieno si perde l’appetito e si smette di cercare cibo…
        coraggio, in bocca al lupo!

        • Ivan dice:

          Sip, come l’atleta che vince troppo e poi si fa sorprendere dall’ultimo arrivato. O, per dirla con De André:

          “Ma ogni notte lei mi si arrende più tardi
          vengono uomini, ce n’è uno più magro,
          ha una valigia e due passaporti,
          lei ha gli occhi di una donna che pago.

          Commissario io ti pago per questo,
          lei ha gli occhi di una donna che è mia,
          l’uomo magro ha le mani occupate,
          una valigia di ciondoli, un foglio di via.”

  8. Maria dice:

    Bello!Il tuo articolo mi ha dato la spinta definitiva per provare a fare la mia presentazione in tedesco (gia mi viene da ridere) invece che in inglese nella prossima riunione! Altro che imbarazzo, sono terrorizzata, ma anche carica!!Ti farö sapere (-:

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