Stampa 3D, la quarta rivoluzione industriale?


Guarda il video per vedere una stampante 3D in funzione

La stampa 3D ultimamente ha ricevuto più attenzione del solito, e vorrei ben vedere. Qualche settimana fa la città di New York ha varato un progetto legislativo per vietare la fabbricazione di armi da fuoco con la tecnica della stampa 3D.

Meglio tardi che mai. Sì, perché i file che permettono a chiunque di stampare la propria pistola in plastica che però spara proiettili calibro 22 e uccide davvero sono già disponibili in rete. Cosa non fa il progresso…

Ma come funziona la stampa 3D e, a parte le armi da fuoco, che potenzialità dischiude? Quali saranno, inoltre, le ripercussioni sulle dinamiche di produzione e il mondo del lavoro?


Un documentario di 25 minuti sulle armi 3D (in inglese)

Cos’è la stampa 3D e come funziona?

La stampa 3D è una tecnologia relativamente nuova che permette di riprodurre oggetti tridimensionali utilizzando un programma di modellazione. Gli oggetti tridimensionali vengono creati a partire da un file che contiene il progetto del prodotto da stampare, ovvero le istruzioni necessarie per far funzionare la stampante 3D. Tali file possono spesso essere scaricati su internet, ad esempio su Bittorrent.

Esistono varie tecnologie per stampare un oggetto tridimensionale. La più utilizzata è la tecnica additiva, ovvero la costruzione del modello 3D uno strato dopo l’altro.

Attenzione perché qui non si tratta di stampare oggetti dozzinali quali un piatto di plastica o una candela di cera. No, le stampanti 3D oggi giorno possono produrre oggetti composti da diversi materiali – anche metallo, – ingranaggi meccanici e circuiti elettronici.

Basti considerare che c’è chi si stampa la propria pistola in casa. E poi occhiali da sole, componenti industriali, custodie per iPhone personalizzate, apparecchi dentali o placche necessarie a sostituire parte del cranio umano in sala operatoria.

I materiali utilizzabili sono già un centinaio, le applicazioni pratiche infinite, l’unico limite la fantasia.


Bre Prettis, il fondatore di MakerBot, ci racconta l’origine della sua impresa

Quanto costa una stampante 3D?

Sino a poco tempo fa le stampanti 3D costavano troppo per poter anche solo ipotizzare una loro diffusione di massa. Le cose sono però cambiate nel 2009 quando MakerBot, la società fondata da Bre Prettis, ha iniziato a commercializzare stampanti 3D a 1,000 Dollari l’una (circa 750 Euro), un prezzo di circa cento volte inferiore a quello allora in commercio.

Ma la rivoluzione non finisce qui. Il progetto RepRap mira a realizzare una stampante 3D che possa replicare se stessa, ovvero stampare un’altra stampante identica. Tale stampante è inoltre rilasciata sotto licenza open source. Questo significa che le istruzioni per realizzarla sono di dominio pubblico in modo che chiunque possa replicare o migliorare lo strumento.

Come se non bastasse, la società Pirate 3D ha da poco dichiarato che il primo dicembre 2013 rilascerà al pubblico Buccaneer, una stampante 3D dal costo di 266 Euro che ha già ricevuto quasi 3,000 pre-ordini su Kickstarter.

I tempi sono ormai maturi per la diffusione al grande pubblico.

La quarta rivoluzione industriale?

Siamo di fronte alla fine della produzione di massa? Secondo me no. E’ lecito supporre che un’economia di scala porterà comunque un abbattimento dei costi. Tradotto in italiano, se ho bisogno di un set di bicchieri probabilmente sarà più economico farmi una passeggiata sino al Carrefour più vicino piuttosto che comprare il vetro e stamparmi i bicchieri in salotto.

Inoltre, come spiegato nel video qui sopra, non tutti potranno permettersi una stampante 3D o avranno il tempo, la capacità e la pazienza per creare i propri oggetti.

Potranno però sempre rivolgersi al proprio sito di stampa 3D preferito, scegliere il prodotto che vogliono acquistare (magari personalizzandolo) e ordinarlo online.

Una cosa è sicura, la stampa 3D è destinata a rivoluzionare il processo di manifatturazione. Se oggi una fabbrica di bicchieri impiega cento persone, un domani potrà forse permettersi di impiegarne solo dieci. La linea di produzione sarà infatti sostituita da una serie di stampanti 3D.

Inoltre la personalizzazione del prodotto sarà il nuovo standard, i tempi di produzione saranno ridotti ai minimi termini e cesserà la corsa alla delocalizzazione della produzione.

Siamo di fronte alla fine del lavoro?

Predire il futuro non è esattamente il mio forte. Sono però convinto che gli operai specializzati (chi si occuperà della manutenzione delle stampanti, ad esempio) e gli artigiani in grado di produrre oggetti di qualità non moriranno mai di fame, così come i creativi. Qualcuno dovrà pur progettarli questi oggetti da stampare, o no?

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Commenti

  1. Emilio dice:

    Bella la proibizione di New York, mi prendo un po’ di pop corn e mi metto li a guardare come fanno ad implementarla.

    Oltretutto questa questione delle armi stampate 3D ha causato molte crisi di riso ad alcuni miei amici esperti di armi, il risultato finale maggiormente possibile e’ che chi minaccia qualcuno con un arma di tale tipo si ritrovi con la faccia riempita di pugni dal minacciato, se non gli scoppia prima in faccia il pistolino.

    Ah, non va confusa un’arma prodotta tramite stampante 3D, con un arma prodotta a stampo, ovvero infilando una lastra di sano acciaio sotto una pressa da x tonnellate per ottenere i pezzi, ed oltretutto si parla piu’ che altro di pezzi esterni, per che per la cassa ci vuole un bel pezzo unico di acciaio di ottima qualita’ da dare in pasto ad un tornio.

    • Furio Fu dice:

      Hey,

      le stampanti 3D moderne sono in grado di lavorare con i metalli. E’ vero che i produttori di armi in 3D non sono ancora riusciti a produrre niente di simile a un Kalashnikov, però ci stanno lavorando.

      Guardati il documentario che ho postato nell’articolo (è il secondo video).

      In ogni caso a me sembra più interessante analizzare le ripercussioni che la stampa 3D avrà sulla produzione di massa piuttosto che quella che avrà sulla nicchia delle armi ; )

      Ciao.

      • Emilio dice:

        L’ho visto, e non e’ che si sia messo a fabbricare pezzi che necessitano di alte resistenze, di quello sono capaci tutti.

        La parte difficile sono le canne, gli otturatori e tutto quanto deve contenere lo scoppio vero e proprio, e per quello non basta una stampante 3D, anche una di quelle che lavorano il metallo.

        Lavorando a strati OGNI strato e’ un singolo punto debole, passibile di frattura. Finche’ e’ qualcosa che spinge un proiettile, va bene, ma quando c’e’ lo scoppio in mezzo meglio mettersi al riparo, lontano da chi spara.

        • Furio dice:

          OK, non ho problemi a dire che non sono un esperto d’armi. E che mi hai convinto sul fatto che ci vorranno ancora tanti anni prima di vedere un Kalashnikov 3D : )

          Comunque ripeto, come si evince dal titolo ho deciso di pubblicare un articolo sulla stampa 3D per proseguire il dibattito sul futuro del lavoro e delle dinamiche industriali (vedi articolo “La fine del lavoro” linkato alla fine del post) piuttosto che aprire un dibattito sul controllo delle armi da fuoco.

          Ho aperto con l’esempio delle pistole perché la stampa 3D è tornata nelle prime pagine “grazie” a questa storia. Il perché si capisce, la violenza fa notizia (come evidenziato dall’articolo de The Atlantic che hai linkato in basso).

          Grazie per il contributo in ogni caso, c’è sempre da imparare ; )

  2. Emilio dice:

    Dimenticavo.

    Un articolo sulla crescita delle morti causate da armi da fuoco negli ultimi anni.

    http://www.theatlanticcities.com/neighborhoods/2013/05/why-do-so-many-people-think-gun-violence-getting-worse/5516/

    E The Atlantic non e’ noto come uno dei bastioni del conservatorismo…

  3. aristide74 dice:

    Avio per la produzione di parti di motore di aereo utilizza due diverse metodologie, entrambe comunque basate sullo stesso principio: la stampante 3D stende sottili strati di polveri metalliche, li fonde e li aggrega, strato dopo strato. I due metodi si chiamano EBM (Electron Beam Melting) e DMLS (Direct Metal Laser Sintering), utilizzano polveri di particolari leghe come il cobalto-cromo (CoCr) e l’alluminuro di titanio (TiAl), che ha caratteristiche di grande resistenza all’ossidazione ed alla corrosione ad alte temperature che lo rendono ideale per l’utilizzo nell’industria aeronautica.
    in questo modo si fabbricano soltanto alcuni componenti dei motori, come per esempio gli iniettori per combustore

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