Cos’è la creatività? – Sogni e incubi

cos'è la creatività
Perso tra la nebbia.

Incubi

Un giorno mi sono svegliato e ho capito che così non potevo andare avanti. Non che avessi un brutto lavoro, anzi.

Però io ho sempre voluto fare lo scrittore, viaggiare, magari avere la possibilità di tornare a vivere in Italia. Sono un emigrato dal 2005 e se lavori in Cina l’Italia la vedi solo a Natale, quando fa freddo. Facevo il ricercatore e di questi tempi pensare di farsi assumere da un’università italiana è un’idea utopica, quasi rivoluzionaria.

Sogni

E così, mentre scrivere restava un lusso che potevo concedermi soltanto a notte tarda e la tempesta del debito travolgeva l’Europa, ho iniziato a sognare.

“Ma se diventassi uno scrittore professionista?” mi suggeriva l’emisfero destro del cervello.

“Tu sei fuori di testa, ma chi lo pubblica un esordiente come te? Hai bel lavoro, cosa penserà la tua famiglia se lo lasci? E i tuoi amici? E il tuo capo?” rispondeva l’emisfero sinistro, quello razionale.

Avrei potuto continuare a lavorare e inseguire i miei progetti artistici di notte, come ho fatto per circa un anno. Ma il mio lavoro era già abbastanza creativo – sì, ci vuole creatività anche in matematica – e arrivavo a casa con il cervello completamente drenato.

L’unica cosa che avevo voglia di fare era bermi un bicchiere di vino rosso, guardare un film poco impegnativo e dormire. La scrittura spesso la lasciavo a chi aveva più tempo e voglia di me.

Tra alti e bassi sono comunque riuscito a portare avanti il mio primo progetto (Sapore di Cina), mi sono iscritto al corso di scrittura creativa offerto da Matador U e, dopo tanto tergiversare, ho deciso di lasciare l’università.

E quindi non vuoi più lavorare?

Questo è un commento che sento spesso, specialmente da quando ho aperto questo blog.

Please, smettiamola di pensare che “lavorare” sia solo avere un capo che ci paghi lo stipendio, zappare o vendere vestiti pre-maman al mercato della domenica.

Cos’è il lavoro?

Lasciamo perdere le definizioni dei libri di fisica.

Il lavoro è uno scambio.

Tu mi dai paio di scarpe e io ti do cinquanta euro. Tu lavori 35 ore alla settimana per la mia azienda e io ti pago 1,000 euro al mese (o magari solo 500 e anche in nero), tu zappi la terra e lei in cambio ti regala le zucche da vendere al mercato (sempre che tu abbia provveduto a piantare i semi al momento giusto).

Ecco, “lavorare” equivale a creare valore. Sinché sarai in grado di dare alla gente quello che vuole, di fame non morirai.

Che tu sia un ingegnere, un burocrate, un sarto o un cantastorie è un dettaglio.

Creatività e valore

Guadagnarsi da vivere con la propria creatività significa addentrarsi in una sentiero costellato di ostacoli, sopratutto se provieni da un paese come l’Italia dove lo stato sociale e la cultura del posto fisso è così radicata.

Eccone alcuni degli ostacoli che incontrerai:

  • Nessuno crederà in te. Ti rideranno in faccia. Ti diranno di trovarti un lavoro “serio.”
  • Ti rigirerai nel letto chiedendoti se ce la farai o se invece fallirai miseramente.
  • Il tuo stesso inconscio si ribellerà a questo tuo voler esplorare nuove possibilità e tenterà di sabotarti in tutti i modi, in primis spingendoti a procrastinare il più possibile. E più ti avvicinerai ai tuoi obiettivi più la corrente ti spingerà lontano dalla riva.
  • Dovrai essere paziente. Sia che tu voglia sfondare nel mondo del rap o aprire la tua scuola di lingue straniere, ti servirà tempo. E il primo anno non vedrai una lira.

Il problema è che mentre il valore di una zucca o di un etto di mortadella è tangibile, misurabile, quello di una foto o di un racconto può solo assumere un valore soggettivo.

Una foto assume valore solo se è in grado di trasmettere emozione, di farti ridere, riflettere o piangere.

Ma se è quello che vuoi fare, io ti esorto a non mollare. O tra dieci anni te ne pentirai. Ma questo lo sai già!

Pensi ancora che non ti riguardi?

“Sì, ma io non voglio fare il fotografo, vorrei aprire un negozio di antiquariato ma continuo a rimandare.”

Dare vita a un business tradizionale è un lavoro creativo e io ho un profondo rispetto per chi c’è riuscito o ci ha anche solo provato.

Magari non ti servirà dipingere, però dovrai comunque trovare dei finanziamenti, addobbare il negozio, scegliere un nome per il tuo business, decidere dove e che merce comprare, trattare con i clienti e addentrarti nei meandri della burocrazia italiana (partita IVA, tasse, contributi pensionistici).

La creatività è insita nel fatto che NON esiste una strada segnata e che, date due persone con la stessa formazione professionale e 50,000 euro a disposizione, una fallirà mentre l’altra riuscirà a creare un business di successo.

Creatività è non avere un capo a spronarci (e pagarci lo stipendio) ma lavorare comunque sino al raggiungimento dell’obiettivo.

“Sì, ma io sono impiegata in banca e non ho nessuna intenzione di lasciare il mio lavoro sicuro. Sto bene così e tu sei un pazzo. Vorrei solo imparare l’inglese e viaggiare senza avere paura di non essere capita.”

Voler imparare una lingua straniera senza avere un ritorno tangibile (ad esempio una promozione) significa avere una spinta a migliorarsi che deriva dall’interno, significa rinunciare a guardare L’Isola dei Famosi, mettere il culo sulla sedia e studiare per qualcosa che, forse, darà i suoi frutti solo tra un anno.

Migliorarsi è, per definizione, un processo creativo.

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Commenti

  1. Stefano dice:

    Ciao Ivan,
    complimenti per il tuo nuovo sito.
    Mi riconosco tanto nella parole che dici, specie nel passaggio: “Tu lavori 35 ore alla settimana per la mia azienda e io ti pago 1,000 euro al mese (o magari solo 500 e anche in nero)”.
    Il primo passo per la creatività?
    Uscire dalla “Comfort Zone” il prima possibile. Il resto verrà.
    A presto.

    • ivan dice:

      Sì, la comfort zona è quello che ci frega. Siamo tutti pigri. Io vado a a periodi.

      Quando mi accorgo di essere troppo “comodo” allora rimescolo le carte. Per esempio aprendo un blog : p

  2. Io sono un impiegato e vorrei lasciare il mio posto fisso per sfogare la mia creatività.
    Scandalo!
    Studio la lingua inglese da più di un anno da autodidatta e con l’aiuto di siti come italkii e busuu e devo dire che sono soddisfatto di essermi arricchito senza secondi fini, (non ho un lavoro che mi aspetta in Inghilterra..
    Il fine era ed è sentirmi un cittadino del mondo in grado di comunicare con il resto del pianeta rinunciando a gesticolare.
    Viaggiare con la mente è il mio hobby quotidiano e sopravvivo di fughe mentali.
    Nutro il desiderio di creare qualcosa che possa permettermi di lavorare in modo che possa sfogare la mia creatività e che mi permetta di campare dignitosamente ma mi sono reso conto che da solo è molto impegnativo e spesso cado nelle fauci del nel “procrastinatore”.
    Anyway I don’t give up.
    Andre

    • ivan dice:

      E più ti avvicinerai a completare i tuoi progetti pratico/creativi più il tuo subconscio si ribellerà a questa tua nuova situazione e tenterà di sabotarti tramite la procrastinazione.

      L’importante è progredire. Io mi siedo e scrivo anche quando preferirei che mi dessero un calcio nelle balle. Il difficile, di solito, è iniziare. Il problema è che bisogna farlo ogni giorno.

  3. Ciao Ivan, complimenti per il tuo coraggio da vero Shardana ;) sono un tuo conterraneo, attualmente vivo a Cagliari ma sono di Laconi, al centro Sardegna. Una delle tante cose che ci accomuna è la passione per la scrittura, ma partiamo dall’inizio. Ora, a posteriori e superati i trent’anni, riesco a vedere le fasi alterne della mia vita. Ho studiato scienze turistiche all’università, perchè appassionato della nostra storia e cultura, ritenevo un bellissimo lavoro quello di poter fare l’operatore turistico e la guida, trasmettere agli altri la mia passione. Così, tra qualche lavoretto per pagarmi l’affitto a Cagliari e qualche viaggetto in Europa (tra cui un erasmus “prolungato” in Spagna di quasi due anni che mi ha sicuramente cambiato la vita) mi sono laureato. Mentre studiavo già mi immaginavo in giro per il mondo in riunione coi miei collaboratori, a fare ricerche e corsi di aggiornamento, e soprattutto, a lavorare per boschi e rovine archeologiche brillante e contento come una pasqua…ma la realtà è stata differente. Un anno tra lavoretti part time per pagarmi l’affitto e migliaia di curriculum inviati senza mai avere una risposta concreta…chi se lo prende un neolaureato che parla due lingue, è ambizioso ma senza esperienza nel settore? nessuno, in Italia. A questo punto, mosso dalla necessità di dover far fronte alle spese, ho trovato un lavoro come lavapiatti in un ristorante: uno schifo di lavoro, che in due anni, diventando aiuto cuoco, è diventato per lo meno decente, ma non quello che volevo fare. Ero entrato nella confort zone e mi stavo impigrendo, lavoravo per pagare spese ed acquistare beni di consumo. Tutto questo andò avanti sino a quattro anni fa, quando un bel giorno mi sono svegliato ed ho capito che non potevo andare avanti così. Avevo qualche soldino da parte ma volevo investirlo bene, ed ero conscio del fatto che neppure fuori Italia mi avrebbero fatto fare l’operatore turistico da zero, così mi sono licenziato e sono tornato a Laconi, dai miei. Il mio piano era fare un po di tempo li per fare esperienza ed aggiornarmi, poi partire più preparato, ma così non è andata. Ho fatto il patentino di guida ed in questi 4 anni sono riuscito a crearmi un lavoro con le mie sole mani. Ho iniziato facendo la guida in un parco (Bellissimo, parco Aymerich, cercati qualche foto) ed ogni giorno esploravo una parte di territorio, catalogando rovine archeologiche, creando percorsi, specializzandomi in botanica ed aggiornandomi continuamente, anche con viaggi (quelli nel nord europa sono stati illuminanti per suggerirmi un metodo di lavoro alternativo e moderno). Pian piano mi sono fatto conoscere e sono arrivati i clienti, che stanno crescendo sempre più, come il mio raggio d’azione. Prima il parco, poi il territorio del paese, poi quello dei paesi nel circondario…e da qualche mese mi sono ritrasferito a Cagliari, pronto a conquistarmi uno spazio anche nella capitale, ho già qualche idea al riguardo. Intanto ho messo nuovamente mano al mio primo lavoro come scrittore (un romanzo cominciato il periodo dell’Erasmus) ed ho cominciato un romanzo storico che è quasi pronto, ho pubblicato la mia tesi sulle culture pagane in Sardegna all’interno di un libro di mio padre (anche lui scrittore), “Shardana, i calcolatori del tempo” ed ho cominciato una collaborazione con un fumettista che stà facendo nascere qualcosa di grande, spero di poter dare più notizie tra qualche mese. In conclusione, dopo tanto tempo mi sento libero e felice. Certo, ancora non ho una sicurezza economica e l’affitto a fine mese è un incubo ricorrente, ma sono libero e realizzato, e soprattutto non intendo fermarmi qui perchè…IO NON VOGLIO LAVORARE!!!
    P.s. la Cina dev’essere fantastica, prima o poi ci passerò…in bocca al lupo per il tuo libro, un caro saluto dalla nostra terra
    Federico Melis

    • ivan dice:

      Ciao Federico,

      grazie per il lungo commento : ) Sugli Shardana non ne so molto, però mio padre ha letto tanti libri sul tema. Gli chiederò se conosce “Shardana, i calcolatori del tempo”.

      Per quanto riguarda la tua esperienza personale, ti faccio i complimenti per non esserti adagiato una volta trovato un lavoro, quello dell’aiuto cuoco, che era “good enough” ma sicuramente non quello che tu volevi fare.

      Il tuo ritorno a Laconi e conseguente svolta lavorativa riassume, secondo me, quello che succede a chi decide di agire.

      Mi spiego, tu hai preso il patentino e hai iniziato a fare la guida, probabilmente all’inizio gratuitamente. Solo dopo i risultati hanno iniziato ad arrivare. Il problema di molti è che si continua a inviare curriculum e ha sperare nella buona sorte invece che darsi una mossa e tentare qualcosa di concreto.

      Complimenti e buona fortuna con il tuo progetto ; )

    • Claudia dice:

      Federico, che bel commento, mi hai fatto venire le lacrime agli occhi! :)
      In bocca al lupo per tutto!

  4. hai proprio ragione. anche sul fatto che più ci si avvicina all’obiettivo, più rimandiamo… ma chissà poi perchè

    • Ivan dice:

      Secondo me per la paura di riuscire e di come le cose possano cambiare ; )

      C’è un bel libro sul tema: The War of Art di Steven Pressfield

  5. Jenni dice:

    Ciao Ivan,
    io ho 23 anni e sto ancora cercando di capire che fare della mia vita. Ho studiato come segretaria d’azienda, perchè quando avevo 16 anni non avevo la minima idea di cosa volevo dalla vita (anzi non ce l’ho neanche adesso!) ma pensavo che lavorare come impiegata mi sarebbe bastato. Morale della favola? Fatico a trovare un lavoro come impiegata e la mia recente esperienza in una fabbrica mi ha fatto scalpitare perchè mi sono sempre considerata una creativa e per me la cosa peggiore è la routine. Sto valutando di iscrivermi all’università, ma non ne sono poi così convinta. Il mio sogno sarebbe andarmene dall’Italia, per questo sto cercando di migliorare il mio inglese perché senza quello non posso fare nulla. Mi piacerebbe scrivere, è il mio sogno da sempre, ma ho sempre lasciato stare perché tutti dicevano “con la scrittura non ci campi”, meglio un lavoro vero. I tuoi articoli mi danno una speranza, eri uno di noi e capisci le nostre difficoltà e, senza deriderle, ci sproni a fare meglio. Complimenti per il tuo blog!

    • Ivan dice:

      Ciao Jenni,

      grazie per il bel messaggio. Anche se non l’ho mai provata, immagino che l’esperienza in fabbrica possa essere alienante.

      Per quanto riguarda lo scrivere, ti consiglio di iniziare a farlo senza pensare ai soldi. Scrivi di notte, o in treno. Poi se sono rose fioriranno ; )

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