Intervista a Davide Costa: Come sviluppare un programma e farlo scaricare da otto milioni di persone

davide costa, sardu

In questa prima intervista su Non Voglio Lavorare scopriremo, tra le altre cose:

  • Come sfruttare le nostre passioni per dare vita a un prodotto rivoluzionario senza essere degli esperti nel settore.
  • Come far conoscere il nostro prodotto (e portarlo nelle case di otto milioni di persone) senza spendere un euro in pubblicità.
  • Come utilizzare in maniera efficace i social networks (Facebook, Twitter, eccetera) e i motori di ricerca (Google) allo scopo di trovare clienti per la nostra attività commerciale.
  • Come trasformare un hobby in un’attività economicamente redditizia (ergo non di sola gloria vive l’uomo).

Davide Costa è lo sviluppatore di SARDU (acronimo di Shardana Antivirus Rescue Disk Utility), un programma gratuito (freeware) in grado di trasformare una pennina USB o un DVD in una “scatola di attrezzi” che contiene diversi strumenti utili alla sicurezza del nostro PC, ad esempio uno o più CD di salvataggio (rescue CD) antivirus, programmi per testare il PC o per il recupero dati, sistemi operativi Linux Live o Windows Live (cioè sistemi operativi in grado di funzionare da pennina USB o DVD senza installazione).

Backstage

La prima volta che ho parlato con Davide è stata sul “muro Facebook” di un amico in comune, dove si discuteva del seguente argomento (sempre “impegnati” noi, anche su Facebook):

“E’ possibile trasformare in un lavoro (part-time o a tempo pieno) una nostra passione – ad esempio la fotografia, la pittura, l’informatica o il teatro – utilizzando esclusivamente Facebook come strumento di marketing e vendita?”

Alcune persone sostenevano che questa era la strada più semplice da seguire, altre che il mondo virtuale è separato dal reale mentre, altre ancora, si spingevano ad affermare che non si dovrebbe guadagnare dalle nostre passioni (scusate se in tanti ci siamo rotti di fare un lavoro che non ci soddisfa e stiamo tentando di pagare le bollette facendo quello che ci piace).

Tornando alla discussione, sia io che Davide abbiamo lasciato un commento che andava nella stessa direzione:

“Facebook è uno strumento di marketing dalle potenzialità enormi. Ma se si vuole realizzare un’attività commerciale che ci consenta di sopravvivere nel lungo termine in un campo che ci appassiona, avere un sito web ottimizzato per l’esposizione e la vendita dei nostri prodotti è quasi sempre necessario.”

Ne è nata una discussione interessante, questa volta in privato, da cui è scaturita questo dialogo/intervista.

Cos’è SARDU e come è nato?

Davide, innanzitutto grazie per aver accettato di condividere la tua esperienza con me e i lettori di Non Voglio Lavorare. Quali sono le funzionalità di SARDU? Si tratta di un programma che si rivolge solo a pochi eletti o può utilizzarlo anche chi di informatica non capisce poi troppo?

I tecnici o gli appassionati informatici sino a qualche anno fa dovevano portarsi dietro una borsa piena di CD e DVD per avere tutto l’occorrente necessario alla manutenzione ordinaria e straordinaria di un PC. Sempre più prodotti venivano (e vengono) distribuiti in CD Live (che non hanno cioè bisogno di installazione).

Una ristrettissima élite – i cosiddetti geeks – riusciva ad ottenere, dopo giorni di lavoro, un supporto con più strumenti nella stessa unità (ad esempio una pennina USB o un DVD).

SARDU è stato il primo programma ad avere automatizzato questo processo, consentendo la creazione di un supporto in tempi rapidissimi e estendendola anche a chi non è troppo esperto di informatica.

L’uso è comunque consigliato a chi sa come funziona un computer perché, anche se SARDU è uno strumento utile a recuperare i dati di un PC infettato da un virus informatico, se lo si utilizza nella maniera errata si rischia di fare più danni che altro.

Diciamo però che non bisogna essere per forza dei geeks o degli hackers per imparare ad utilizzarlo.

Come e quando è nato SARDU?

Per anni sono stato moderatore in un forum nazionale dedicato ai sistemi operativi (Windows, Linux, eccetera).

Questa passione mi ha portato allo studio dei già citati CD Live ed ad esplorarne le potenzialità.

Nel 2009 un importante blog malese, Raymond, aveva presentato una decina di Rescue CD Antivirus atti alla “disinfezione” di sistemi affetti da un virus informatico anche quando il PC non riesce più ad avviarsi.

Nel suo articolo, Raymond affermava che fosse un peccato non potere avere più “Live” in un unico CD o DVD. Lui ci aveva provato ma senza successo.

A quei tempi mi chiedevo spesso cosa sapessi fare nella vita. La risposta era sempre la stessa: NULLA.

Sì, sapevo vendere liquori. Ho quarantacinque anni e li vendo da quando ne avevo venti. Ma in un mercato in recessione la mia esperienza non conta poi troppo: quello dei liquori è uno dei primi settori a ridimensionarsi.

Certo, sapevo usare benino il PC, ma oggi giorno ci riescono in tanti. Cosa avevo io di diverso?
E’ lì che è nata la mia sfida.

Non ho mai pensato di essere migliore di altri, anzi. Ma, come tutti i sardi, ho “un’arma” in più: la testardaggine.

Dopo innumerevoli prove riuscii a inserire due “Live” nello stesso DVD, poi tre, poi quattro. Riuscii addirittura a farlo in una penna USB, risparmiando così i soldi necessari per comprare i CD/DVD.

Essendoci procedure ripetitive e difficili da ricordare fui costretto a prendere parecchi appunti. Scelsi di farlo in codice di programmazione nonostante non avessi mai programmato prima.

Quando mia moglie rimase in attesa di nostra figlia le cose non andavano bene, le previsioni erano (infondatamente) negative. Per non pensarci e magari rischiare di uscire di testa, ri-iniziai a lavorare al programma.

Automatizzai la gestione di decine di software, riproponendo da capo il mio esperimento informatico: SARDU, il primo programma in grado di automatizzare la creazione di una penna USB multiboot.

La vetrina scelta per far conoscere il mio programma fu il forum di cui ero moderatore, dove si riunivano i miei amici tecnici informatici. L’accoglienza non fu delle migliori, anzi, in parecchi mi dissero che non serviva a nulla. In otto mesi il programma che avevo creato fu scaricato da poche centinaia di persone.

Sentivo che, per quello che faceva, era un inezia. Ma nessuno mi aiutò. Mi restava solo una possibilità: Raymond, il blogger malese. Col mio inglese scalcinato un venerdì gli scrissi un’email:

Try this software” (“Prova questo programma”), e gli inviai l’eseguibile sperando che mi rispondesse.

La risposta arrivò dopo pochi minuti:

Wow, it’s fantastic, peccato sia in italiano!”

Non avevo pensato a questo “particolare.” Gli scrissi subito, promettendo che lo avrei tradotto in inglese, cosa che feci immediatamente. Tra l’altro, in uno slancio ottimistico, lo predisposi per la gestione di tutte le lingue.

Nessuna risposta.

Il lunedì mattina entrai nel blog di Raymond e scoprii l’articolo “Integrate Multiple Antivirus Rescue Disk into One Single Disc” (http://www.raymond.cc/blog/integrate-multiple-antivirus-rescue-disk-into-one-single-disc-or-usb-flash-drive-with-sardu/).

“Ecco,” pensai, “mi hanno fregato l’idea. Mesi di lavoro e mi hanno rubato tutto.”

Mentre me ne andavo disgustato, con la coda dell’occhio scorsi le parole “with SARDU.”

“SARDU? Ma SARDU è il mio programma, parlano di me!”

Mi abbandonai a un pianto nervoso sulla scrivania. In quel momento entrò mia madre che, essendo mia moglie in ospedale, pensò subito a qualcosa di grave. A fatica riuscii a spiegarle che piangevo di gioia.

In una mattina ci furono oltre mille download da tutto il mondo e decine commenti entusiasti.

Come farsi notare dal grande pubblico?

Davide, anche se all’inizio il tuo programma non ha avuto troppo successo, ad oggi circa otto milioni di persone in più di 200 paesi hanno deciso di scaricarlo. Un’enormità. Come sei riuscito a rendere SARDU così popolare?

All’inizio SARDU poteva essere scaricato solo dal forum di cui ero moderatore. Ma gli utenti, che provenivano da tutto il mondo, entravano nel forum in italiano e si domandavano quale fosse il sito di riferimento del programma.

Nel contempo, nonostante le migliaia di accessi al forum, gli amministratori non mi dissero neanche grazie.

Capii che dovevo realizzare un sito internet con un forum tutto mio. Anche se non avevo la minima idea di come fare, in pochi giorni riuscii a installare una prima versione del sito, completa di forum in inglese. Gli accessi si moltiplicarono.

sardu

Pochi mesi dopo mi contattò una rivista, COM!, che solo dopo scoprii essere la più famosa rivista informatica tedesca.

Volevano pubblicare un servizio su SARDU (che era presente anche nel DVD in allegato alla rivista).

Quando uscì l’articolo, chiesi all’editore della rivista di inviarmi una copia e, con mia grande sorpresa, scoprii che il mio programma appariva sia sulla copertina della rivista che su quella del DVD in allegato. Inoltre, sia l’editoriale che otto delle pagine interne erano dedicate alla recensione del programma.

In seguito tantissime altre riviste informatiche hanno recensito e distribuito SARDU.

Nonostante avessi creato un programma di successo, mi accorsi però che i motori di ricerca non si erano ancora “accorti” di me. Mi misi quindi a studiare SEO (Search Engine Optimization, Ottimizzazione dei motori di ricerca), riuscendo in poco tempo a piazzare SARDU nella prima pagina di Google per termini di ricerca importanti.

Oggi giorno essere trovati su Google è essenziale se si vuole arrivare al grande pubblico.

[Ivan: Vorrei fare una precisazione, secondo me necessaria, per capire ai non addetti ai lavori l’importanza di Google (e dei motori di ricerca in generale) quando si cerca di “monetizzare” una qualsiasi attività.

Utilizzare Facebook o Twitter per far conoscere i propri prodotti va benissimo. Personalmente mi piacerebbe avere più tempo da dedicarci.

Il problema è che, quando si tratta di vendere qualcosa, gli utenti che conoscono il tuo sito tramite i social network raramente rappresentano il prototipo del “cliente ideale.”

Mi spiego. Diciamo che tu gestisci un’agenzia che offre viaggi organizzati a Maiorca, e che ti fai pubblicità su Facebook pubblicando foto e articoli interessanti che poi vengono condivisi dagli utenti.

Ecco, la maggior parte della gente che arriverà sul tuo sito tramite Facebook lo farà attratta dalle belle foto o dagli articoli, ma al 95% non si tratterà di gente che sta progettando un viaggio a Maiorca.

Che ci piaccia o no, quando la gente sta navigando su Facebook si sta rilassando, non sta certo pensando a risolvere un problema pratico o a comprare qualcosa.

Supponiamo invece che il tuo sito sia in prima posizione su Google per il termine di ricerca “Viaggio organizzato a Maiorca.”

Ecco, chi arriva sul tuo sito tramite Google utilizzando le parole chiavi “Viaggio a Maiorca” (o simili) sta probabilmente organizzando il suo prossimo viaggio a Maiorca. Quindi ci sono molte più probabilità che diventi un tuo cliente.

Attenzione, non sto affermando che avere una pagina Facebook dedicata al tuo sito web sia inutile. Penso solo che non puoi pretendere di trovare i tuoi clienti sui social network (e ritorniamo alla discussione citata all’inizio di quest’articolo).

Al contrario, credo che il modo giusto di utilizzare Facebook o Twitter sia quello di creare più “valore” possibile (belle foto, storie interessanti, link utili) in modo che la gente ti “ripaghi” condividendo i contenuti della tua pagina e quindi facendoti pubblicità gratuita.

Sto generalizzando e ci sono chiaramente delle eccezioni. Quello che riporto non è però un “credo personale,” bensì l’opinione unanime di tutti i grandi guru del marketing odierno.]

Leggendo l’articolo che Raymond – il blogger malese – ha dedicato a SARDU nel 2009, quello che mi ha colpito di più è stata l’ultima frase, che traduco qui per i lettori:

SARDU è una gemma! E’ strano ma dopo una ricerca su Google ho scoperto che non è mai stato menzionato da nessuno. Sono contento di essere stato il primo.

Davide, la tua vicenda dimostra che creare un prodotto eccezionale non basta per avere successo. Bisogna anche saper vendere se stessi e i propri prodotti.

Cosa consigli ai ragazzi che oggi, nel 2013, stanno creando prodotti degni di nota ma non riescono ad emergere dall’anonimato?

La mia storia insegna che non dobbiamo demordere alla prima delusione. In Italia si è valutati per chi si è, non per quello che si fa.

Mi spiego con un esempio: da noi un venditore di liquori che crea un programma innovativo non è degno di considerazione informatica. Invece all’estero spesso non conta CHI ha creato un qualcosa. L’importante è solo SE e COME funziona il prodotto.

Anche se in Italia non viviamo di meritocrazia, il bello del 2013 è che tramite internet uno può oltrepassare i confini della propria regione – o nazione – restando in casa propria.

Mi vanto spesso di essere un venditore di vini e liquori proprio per trasmettere il messaggio che tutti possiamo emergere, anche in un “settore non nostro.”

[Ivan: Come ingegnere e Ph.D. nel campo dell’elettronica con l’ambizione di diventare cantastorie capisco e approvo questo sentimento. Anzi, se andate a rileggervi la pagina di presentazione di questo blog vi renderete conto che il messaggio è più o meno lo stesso che vi sta trasmettendo Davide.]

Ho notato che SARDU ha una presenza importante su Facebook e Google Plus. Inoltre ho “scoperto” delle video guide anche su Youtube.

Quanto pensi che incidano i social networks nel panorama marketing del 2013?

Gli ultimi studi SEO (ottimizzazione dei motori di ricerca) ci dicono che i social networks sono fondamentali per il marketing. Il motivo è semplice: il tam tam è velocissimo e raggiunge tutti gli angoli del mondo (il cosiddetto marketing virale).

[Ivan: Tra l’altro è stato dimostrato che un numero elevato di “mi piace” sui social network – specialmente su Google Plus – aiuta il tuo sito a scalare le classifiche dei motori di ricerca. Questo, come già detto, è il modo più veloce per trovare clienti interessati ai tuoi servizi a pagamento.]

Ma attenzione ai grandi numeri di fan di certe pagine spudoratamente commerciali. La rete è anche piena di falsità. Mi spiego meglio: ci sono aziende che vendono pacchetti di “mi piace” su Facebook, “followers” su Twitter e “G+” su Google Plus, spesso creati tramite profili falsi gestiti in maniera automatica da un computer.

Per quanto mi riguarda i numeri che ho, pochi o molti che siano, sono veri. Non sono uno che compra questi servizi, né torturo i miei amici per farli iscrivere alla mia pagina Facebook. Uno dei grandi errori di oggi è quello di avere fretta, tentare di bruciare le tappe.

I video tutorial, ad esempio, sono stati creati dagli utenti di SARDU. Paradossalmente, si trovano delle video guide su come usarlo in lingua Araba, ma non in italiano.

Monetizzare le nostre passioni

SARDU è un programma scaricabile gratuitamente. Puoi spiegarci perché hai fatto questa scelta?

Sono sempre stato amante della nostra terra, della nostra storia. Il nome stesso è l’acronimo di Shardana Antivirus Rescue Disk Utility. Il mio sogno era quello di far conoscere i valori della mia terra fuori dalla Sardegna e dall’Italia.

Nel mio sito sventolano i “quattro mori” (la bandiera sarda) e lo sfondo del PC all’avvio di SARDU mostra la Sardegna con un bronzetto stilizzato (donatomi da Elio Gola). Sapere che milioni di persone vedono la bandiera della Sardegna mi regala delle soddisfazioni che i soldi non possono comprare.

Sono molto critico nei confronti del nostro turismo, non siamo riusciti a far capire che la Sardegna NON è solo mare, NON è bella solo d’estate. Che abbiamo delle strutture megalitiche: i nuraghes non hanno nulla da invidiare alle piramidi. Ma gli egiziani sono riusciti a “vendere” la loro storia, noi no.

Il mio vuole essere un urlo nel silenzio che dice agli altri sardi di fare di tutto per fare conoscere la nostra terra. Ne trarremo beneficio noi e soprattutto i nostri figli.

Da poco uno, in modo arrogante, mi ha chiesto “Tu vuoi salvare la Sardegna?”

Non nascondo che una domanda così idiota mi ha lasciato per un momento basito, salvo poi rispondergli:

“Se io lotto da solo sarò uno che lotta per la propria terra. Se saremo in due, saremo sempre pochi. Ma se riusciremo nell’intento di coinvolgere tanta gente, allora sì che vedremo i risultati.”

Ma non si vive di sola gloria. Puoi spiegarci il modello di business di SARDU?

Il modello business di SARDU si basa sulla pubblicità che appare sia sul sito che sulla versione gratuita del programma (SARDU è gratuito solo per uso personale) e su una futura versione commerciale.

Anche se ho avuto molte richieste per acquistare SARDU, non ho ancora realizzato la struttura necessaria alla protezione dei diritti di autore e alla vendita del programma.

Suppongo che, quando hai introdotto la pubblicità, alcuni utenti si saranno lamentati. Cosa ti senti di rispondere a chi pretende di avere tutto gratis?

Il mio pensiero è lo stesso da anni: chi utilizza un programma ad uso commerciale deve contribuire al mantenimento dello stesso. Trovo ingiusto che io debba spendere i miei soldi in domini web e hardware (necessari per mantenere qualsiasi sito web) per far guadagnare loro.

Ho notato che sia la homepage del tuo sito che la tua pagina Facebook sono in inglese. Pensi che SARDU sarebbe sopravvissuto se ti fossi “accontentato” del mercato italiano?

Il sito è tradotto anche in italiano ma devo ammettere che è la parte che non aggiorno da tempo, non è neppure ottimizzata per i motori di ricerca. Magari sbaglio, ma per adesso non m’interessa il mercato italiano. Se non ci fosse stato il blogger malese a quest’ora non sarei qui a rispondere alle tue domande : )

Possiamo ancora permetterci di sperare?

Tanti pensano che lo sviluppo di internet ci porterà a de-localizzare sempre di più. Al contrario, io penso che si tratti di uno strumento potente, in grado di aprirci le porte del mondo anche senza muoverci dalla terra dove siamo nati. Tu cosa ne pensi?

In Sardegna siamo solo un milione e mezzo di abitanti, quasi tutti in crisi perenne. Semplicemente il mercato non è abbastanza grande da consentire la sopravvivenza di un mercato di nicchia come quello a cui si rivolge SARDU.

Io sono contro i rapporti personali virtuali, sono consapevole però che se si sa sfruttare internet e la rete si può uscire e guadagnare al di fuori della Sardegna senza lasciarla.

Posso dimostrare con i fatti che il mio ragionamento non fa una piega: scrivi su Google SARDU o Davide Costa e avrai il risultato.

Sono presente in oltre duecento venti nazioni e il mio software ha una diffusione di oltre otto milioni di copie. In Sardegna? Siamo vicini allo zero, qualche articolo sulla stampa locale e poco più.

Mi dà fastidio che la gente non capisca che con internet siamo tutti ad armi pari, sia da Sanluri – la cittadina dove sono cresciuto – che da Pechino o New York.

La rete è meritocratica, valorizza chi ha voglia e si dà da fare.

Logicamente non si può avere tutto subito, magari facendo le cose in modo superficiale. Conosco persone che pensano che, creando un sito internet, gli affari esplodano. Non è così. Queste persone non capiscono che in un sito non devono solo guardare l’estetica.

Prima di tutto devono riuscire a farsi trovare dai motori di ricerca, apparire nelle prime posizioni di Google. Purtroppo ultimamente tutti pensano di essere fotografi o sapere fare siti internet.

Cosa ti senti di dire a tutti quei ragazzi italiani sfiduciati dalla mancanza di lavoro? C’è ancora speranza o dobbiamo rassegnarci?

Il consiglio che posso dare è quello di non arrendersi mai. Non possiamo più pensare al lavoro come facevano i nostri genitori. Non dobbiamo mai smettere di imparare.

Quando i miei amici giocavano a Doom, Quake e Tomb Raider, io imparavo a mettere in rete dei PC virtuali con Linux, studiavo i sistemi operativi.

Spesso un passatempo può diventare fonte di reddito per il futuro.

Davide, grazie per averci raccontato la tua storia!

Grazie a te e un caro saluto ai tuoi lettori.

A si biri mellus, a si biri sempri sanus, a si biri sempri SARDUS, a menzus biere e FORTZA PARIS!

P.S. Pensi di avere una storia interessante e vorresti condividerla con i lettori di Non Voglio Lavorare? Scrivimi qui.

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Commenti

  1. J.B. dice:

    Stima Davide!
    ricordo di aver provato SARDU qualche anno fa e mi era parso un tool decisamente utile e comodo…
    avendo al tempo appena smesso di occuparmi di informatica (per fortuna) quasi totalmente, non avevo approfondito… ero in fase di disintossicazione…

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  1. […] La storia di Davide Conca – che ha sviluppato un programma rivoluzionario ma che è rimasto nell’anonimato per anni prima di essere “scoperto” da un’influente blogger malese, – ci insegna che un prodotto eccellente non è sempre garanzia di successo. Qual’è la tua strategia per farti conoscere? Che ruolo ha internet in tutto ciò? […]

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