Il fotografo dei carnevali: Intervista a Matteo Setzu

Matteo Setzu

Dopo le interviste a Christian Giarrizzo, fotografo viaggiatore, e ad Alberto Cabas Vidani, l’autore del sito web FotoComeFare, non potevo che chiudere questa mini-serie dedicata alla fotografia con Matteo Setzu, che conosco da una vita e che tredici anni fa faceva il terzino sinistro nel Lunamatrona, società calcistica della Marmilla in cui giocavo anch’io.

Matteo ha una storia secondo me molto diversa da quella della maggior parte dei fotografi in quanto ha fondato la sua carriera partendo da una presenza massiccia su Facebook e da una nicchia fotografica che, in Italia, è spesso sotto valutata: quella dei carnevali folkloristici.

Matteo Setzu

Inseguendo le maschere…

Matteo, innanzitutto grazie per aver accettato di farti intervistare. Come recita la tua pagina Facebook, ami definirti un “fotografo per passione.” Come e quando è nato questo tuo amore per la fotografia?

Eh eh bella domanda. Ho avuto una macchina fotografica in mano sin da piccolo. Al principio utilizzavo quella che mio padre aveva lasciato a impolverarsi nella credenza. Poi presi una delle tante compatte che mi permetteva di immortalare qualche ricordo. In seguito, con il primo lavoro, mi comprai una reflex Nikon F55. Arrivò poi una reflex digitale che mi abbandonò, esausta, a causa del numero eccessivo di scatti cui la sottoponevo.

Al momento ho una Nikon D3100. Non e’ che sia una super macchina, anzi, credo che sia la peggiore in commercio, ma bisogna sapersi accontentare!

Matteo Setzu

Anche se non disdegni altri tipi di foto, negli anni ti sei specializzato e, nel tuo piccolo, sei diventato famoso fotografando i carnevali folkloristici mediterranei. Hai iniziato dalla tua terra, la Sardegna, per poi arrivare anche in Spagna e Portogallo. Parlaci di quello che fai.

Le maschere Barbaricine mi hanno sempre affascinato. Si tratta di un mondo misterioso, magico e assai lontano per me. Ero un ragazzino che viveva in Marmilla, per molti in Campidano (ma non è la stessa cosa).

Quel mondo mi aveva sempre incuriosito, probabilmente perché legato a una zona della Sardegna ricca di storia, di tradizioni, di miti e di leggende. Piano piano iniziai ad andare in Barbagia per seguire i carnevali, da turista.

All’epoca non c’era quella schiera di fotografi e l’alto numero di turisti che vediamo oggi. Si respirava il Carrasecare, la festa, la tradizione.

Poi dovetti emigrare in Spagna e, in quegli anni, il mio legame con questa terra si consolidò fortemente. Feci una piccola ricerca sulle maschere iberiche e fu cosi che conobbi anche tante persone legate al mondo delle maschere spagnole e portoghesi.

Qual’è il tuo carnevale preferito e perché?

Il mio carnevale preferito? Mah! Sinceramente non saprei dirti. In Sardegna ci sono tantissime maschere tradizionali. Ognuna ha il suo fascino, i suoi riti, la sua storia. Non ho una maschera preferita, sicuramente ad alcune di loro son legato più di altre.

Vivo intensamente quel periodo dell’anno che va dal 16 gennaio, con l’accensione dei fuochi e la prima uscita delle maschere, sino al martedì grasso. Mi sento un bambino, solo l’età mi ha portato a sostituire il latte col vino, le brioche con sas cathas (frittelle salate originarie della Barbagia) e le fettine di pollo con la carne di pecora.

Ma non posso non parlare del mercoledì delle ceneri. Giorno in cui dovrebbe iniziare la Quaresima, ma dove Ovodda festeggia il suo carnevale Mehuris de Lessia, probabilmente quello che mi diverte di più. Spiegarlo non è facile, viverlo è bellissimo.

Matteo Setzu

Comunicare con la gente

Al momento in cui scrivo quest’intervista la tua pagina Facebook ha 18,364 “mi piace” e 1,949 persone che parlano di te. Nell’era in cui anche io e mio bisnonno possediamo una pagina Facebook, si tratta di cifre impressionanti. Come ci sei riuscito?

Mi chiedo anch’io come possa essere riuscito ad arrivare a queste cifre, secondo me esagerate. Vedo in giro tante persone come me, che hanno una macchina fotografica, e che son estremamente brave.

Probabilmente la mia fortuna è stata quella di conoscere tante persone e, grazie ai tag, la pagina è cresciuta. Un altro motivo potrebbe essere anche quello che giro ogni festa, da Sant’Efisio a quella del paesino meno conosciuto della Sardegna.

Questo è fondamentale per farsi conoscere, prima di tutto tra le persone dei paesi, ma soprattutto dagli emigrati. Alla fine sono loro le persone più presenti.

[Ivan: Concordo con Matteo sul fatto che la presenza costante e il passa parola abbiano un potere enorme. Ma a una condizione: ci vuole costanza e bisogna saper aspettare, investire sul lungo termine. Matteo ha aperto la sua pagina Facebook nel 2010 e, da allora, ha continuato a caricare foto e interagire con i suoi “fan” (anche se questa parola non mi piace, diciamo i suoi “lettori”) in maniera costante, senza mai risparmiarsi.

Vorrei condividere una riflessione che mi piace ripetere a me stesso ogni qual volta mi sento sopraffatto dai miei progetti (penso sia di Bill Gates):

“La maggior parte della gente sovrastima quello che è possibile realizzare in un anno ma sottovaluta quello che può essere realizzato in dieci anni.”

La lezione è che se ti focalizzerai solo sui risultati a breve termine prevarrà l’insicurezza e tenderai ad abbandonare i tuoi progetti. Se invece riuscirai a visualizzare i risultati a lungo termine, nel caso di Matteo una comunità di persone interessate alle maschere folkloristiche, e lavorare giorno per giorno otterrai risultati a prima vista inconcepibili. Della serie “la realtà che supera la fantasia.”]

Matteo Setzu

Dando un’occhiata alla tua pagina Facebook, quello che salta subito all’occhio è il rapporto strettissimo che hai con chi ti segue. Non parlo solo della quantità di commenti che ricevi, ma sopratutto di quello che dice la gente, che ti conosce di persona e ti ospita a casa sua in puro stile Couchsurfing. Quali sono i “segreti” per costruire un rapporto del genere?

Non ci sono segreti. In ogni posto dove son stato, sono entrato quasi in silenzio, poi pian piano mi sono fatto conoscere. Sono un chiacchierone, mi piace relazionarmi con le persone che incontro per strada.

Mi capita anche quando non ho con me la macchina fotografica. Forse la gente mi ha conosciuto, si è fidata e mi tratta così per questo. Questa domanda la girerei a loro eheh

Non penso di affermare qualcosa di strano quando dico che in molte parti della Sardegna sei ormai una celebrità. Quanto pensi che abbiano contribuito al tuo successo 1) La tua disponibilità a macinare centinaia di chilometri al giorno pur di essere presente 2) La tua capacità di stringere rapporti duraturi con chi ti incontra 3) La tua presenza costante su Facebook che ti ha portato ad essere uno dei fotografi italiani con più “fan”?

Una celebrità? No, no. Non esageriamo. Mi sento un abitante in più di tanti paesi della Sardegna, sono una persona de bidda anch’io. E come tutte le persone dei paesi, legati a certi valori, riusciamo ad integrarci nelle realtà altrui.

E’ vero che macino chilometri, a volte mi chiedo perché lo faccio visto che spesso non me lo potrei permettere. Ma ogni volta che prendo la macchina e parto torno a casa pieno di entusiasmo per un ennesimo evento vissuto, per tanti vecchi amici rivisti e per i nuovi appena conosciuti.

Per il saluto della gente, per un gesto d’affetto. Questa è la forza che mi spinge a continuare. Alla fine è la mia vita. Senza questi momenti la troverei vuota, sprecata.

E allora mi faccio coraggio e cerco di continuare, macinare nuovamente chilometri e vivere una nuova emozione che mi permetta di andare avanti. E poi torno a casa, mi riattacco su Facebook, e quel legame non si interrompe. Cerco di interagire con tutte le persone che mi scrivono, anche se a volte è veramente difficile riuscire a farlo con tutti.

Matteo Setzu

La dura vita dell’artista

Da tempo ti batti contro chi pretende di avere le tue foto senza pagare una lira. C’è chi, addirittura, arriva ad insinuare che forse non lavori proprio “per passione.” Avendo anch’io qualche aspirazione artistica capisco quanto sia difficile mediare tra arte e profitto (ragazzi, anche noi dobbiamo mangiare eh!). Cosa rispondi a chi la pensa in questo modo? Qual’è la tua maniera di porti di fronte ai provocatori?

In quest’era dove viviamo di social network e iPad una foto ormai la facciamo tutti, è diventata più un qualcosa da mettere come immagine del profilo piuttosto che averla incorniciata o stampata in casa.

E’ vero, molti leggendo “per passione” pensano che sia semplicemente una passione. E in effetti lo è. Quando aprii la pagina Facebook decisi di chiamarla cosi perché non volli pestare i piedi ai tanti fotografi professionisti.

Sicuramente non pensavo di arrivare a certe cifre, e pian piano ho assimilato il fatto che da questa passione, potevo crearmi un lavoro. Ci provo, ci spero, ci credo.

Magari i miei figli, sempre se ne avrò, saranno più svegli di me e riusciranno a fare tesoro della memoria storica che sono consapevole di aver raccolto in questo arco di tempo.

Ai provocatori cerco di spiegare le mie motivazioni, che son tante, ma come in tutte le cose, non è sempre facile far passare il concetto…

[Ivan: Le parole di Matteo trasudano modestia. Io, che modesto lo sono un po’ meno, dico semplicemente che tra le critiche ci sguazzo. Chi non alza la testa per dire la sua non corre il rischio di essere criticato.

Vorrei però aggiungere che per ogni critica che ricevo, e penso che Matteo viva la stessa situazione, ci sono centinaia di persone che apprezzano quello che faccio e mi approcciano in maniera costruttiva o, addirittura, con spirito di collaborazione comune. E queste sono le email più belle : )]

Tanta gente pensa che fare il fotografo significhi solo viaggiare e scattare foto di belle ragazze. Fosse davvero così cambierei carriera… Ma da fotografo amatoriale quale mi definisco, so che catalogare e modificare le foto in modo da renderle pubblicabili richiede una marea di tempo. Per non parlare dell’impegno necessario per gestire il marketing (nel tuo caso sopratutto su Facebook) e il rapporto con i clienti. Raccontaci qualcosa su come lavori e come gestisci il tuo tempo.

Devo ammettere che a me non ruba tantissimo tempo. Certo, arrivare a casa, scaricare le foto, scremarle, e poi scegliere quelle da pubblicare o meno, richiede sicuramente diverse ore e a volte qualche giorno.

Però non sono un fissato del foto ritocco, non mi interessa più di tanto. Spesso pubblico la foto cosi come esce dalla macchina fotografica, questo sicuramente aiuta a guadagnare tempo.

A volte mi fa sorridere il fatto che quando torno a casa mi ritrovo dei messaggi tipo “le hai già messe le foto di oggi?”

Le persone hanno voglia di vedersi, ma si deve capire che bisogna comunque rispettare i tempi altrui. Alla fine le foto son sempre arrivate : )

Poi una volta pubblicate, come ho detto prima, cerco di interagire con le persone. Il fatto di non avere un altro lavoro mi permette di avere tempo da dedicare anche alle persone che commentano le foto.

Matteo Setzu

Mostre e progetti

So che oramai fai mostre un po’ dappertutto e sei finito persino in Germania… ce ne vuoi parlare?

L’opportunità della mostra è arrivata in maniera abbastanza inaspettata. Un giorno mi contattò l’Associazione Andala Noa di Borutta, spiegandomi che avrebbero voluto organizzare una mostra con le mie foto.

Io rifiutai, non me la potevo permettere e dissi che, appena avrei potuto, mi sarei fatto sentire. Loro insistettero e alla fine feci la mostra. Mi diedero una grandissima mano d’aiuto, gli dissi che non sapevo come ringraziarli. Ricordo le loro parole:

“Siamo noi che dobbiamo ringraziarti per quello che stai facendo per la Sardegna.”

Rimasi di stucco! Mi emozionai. Figurati che io a Borutta non c’ero mai stato, e neanche nel Meilogu. Quella zona l’avevo completamente ignorata. Non per mia volontà, semplicemente perché non mi era ancora capitata l’occasione. Eppure, a mia insaputa, ero arrivato anche lì.

Così nell’agosto 2012 inaugurai la mia prima mostra nel piccolo e accogliente paesino di Borutta. Da lì la mostra non si è più fermata, toccando diversi centri della Sardegna e arrivando a Stoccarda, in Germania, e sulla prima pagina di Repubblia.it (con link alla galleria fotografica pubblicata su La Nuova Sardegna).

Un errore che hai fatto e che, se potessi tornare indietro, non rifaresti?

Sinceramente non saprei. Non mi pento di nulla, credo di vivere un bel momento. L’unica cosa che mi viene in mente è che non capisco nulla di motori e non sapevo neanche dell’esistenza della cinghia di distribuzione, che ruppi.

Ecco, quello fu un errore perché rimasi alcuni mesi senza macchina e senza feste!

Progetti per il futuro?

Vivo alla giornata, l’unica cosa che vorrei è continuare a ricevere i saluti e i sorrisi della gente. Ma per averli, dovrei continuare a poter andare in giro, e con i soli saluti e sorrisi non ce la posso fare…

p.s. Se sei curioso di vedere i lavori di Matteo visita la sua pagina Facebook, Matteo Setzu: Fotografo per passione.

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Commenti

  1. simonetta dice:

    Ciao Ivan, seguire Matteo nelle sue foto, serve anche a scoprire siti e blog interessanti come il tuo!

    La prima foto però non è del carnevale, ma di Matteo a Sant’Efis ocannu!!

  2. Pamela Tonin dice:

    Ciao Ivan, Matteo è una persona fantastica e le sue foto non sono solo belle ma sono ricche di emozioni…ogni scatto ci fà rivivere la bellezza di quel momento!! Noi siamo orgogliosi del suo lavoro per la Nostra Sardegna!!

  3. robertina dice:

    Cosa differenza Matteo dagli altri fotografi un buon occhio che ti fa fare un ottimo scatto!!!I suoi scatti sono differenti.

    • Ivan dice:

      Ciao Roberta,

      ogni fotografo ha un suo stile, e a volte quello che piace a una persona è diverso da quello che piace a un’altra : )

      Detto questo, secondo me Matteo è molto bravo a “cogliere l’attimo,” una capacità che si acquista con anni e anni di pratica hehe

  4. Marco dice:

    Molto bravo, anche secondo me, ma credo che il “fotografo dei carnevali” o meglio “il fotografo delle feste tradizionali sarde” sia Giovanni Porcu di Castelsardo : ha pubblicato 4 stupendi , volumi fotografici di grande formato zeppi di stupende fotografie e di cui il primo, appunto, dedicato ai Carnevali.
    Saluti
    Marco

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