La sfida delle 100 cose – Consumismo e felicità

la sfida delle 100 cose

A dicembre ho letto La sfida delle 100 cose, un libro che avevo regalato a mia sorella con intenti più ironici che pratici.

Colgo l’occasione per:

  • Recensire il libro
  • Illustrare il mio punto di vista sul consumismo

Recensione de “La sfida delle 100 cose”

Si tratta della storia di Dave Bruno, un americano oppresso dall’impulso di comprare sempre qualcosa di nuovo e dal senso d’insoddisfazione che ne deriva.

Bruno procede quindi a disfarsi di buona parte dei suoi averi – tra cui spiccano una falegnameria costruita per hobby e una parete da scalata di cui non si disfarà – per vivere un anno intero con meno 100 cose.

Il libro non mi ha entusiasmato per i seguenti motivi:

  • Bruno non tenta realmente di vivere con “100 cose” in quanto esclude tutti gli oggetti usati anche dai suoi familiari (mobili, posate e così via). Inoltre considera alcuni insiemi di cose quali la libreria o la biancheria come un oggetto unico, particolare che ti lascia quantomeno perplesso dopo aver letto il titolo e sperato di leggere la storia di un uomo che si raccapezza con meno di cento oggetti per un anno intero.
  • Durante il racconto Bruno non perde occasione per mitizzare gli oggetti da lui posseduti, ad esempio un trenino elettrico e una penna stilografica (!?). Ora, uno che dichiara di essere guarito dal consumismo e poi ti fa due palle così per venti pagine su un vecchio trenino elettrico e le sue potenziali implicazioni freudiane secondo me proprio “guarito” non è.
  • Nel corso della sfida l’autore non riesce comunque a rinunciare a degli acquisti secondo me superflui, sopratutto nel quadro di una “sfida” del genere. Inoltre passa il tempo a sbavare dietro nuovi gadget d’acquistare, ad esempio un sacco a pelo termico (uh?).

    Mi fa pensare a un ex fumatore che passa il tempo a respirare il fumo delle sigarette altrui o a quelle persone messe a dieta dal medico che sognano i bignè alla crema. Mi limito a ricordare all’autore – e anche a te caro lettore – che tra questo tipo di persone il tasso di recidività è alquanto alto. Diciamo il 99%.

Però, c’è un però.

Io vado già in giro con meno di cento cose. Per chi ha voglia di contarle qui trovate la lista di quello che c’è oggi nel mio zaino (sono all’aeroporto, in partenza per un altro anno lontano dall’Italia).

Quindi, giudicando Bruno, rischio di comportarmi come quel rompiballe che non ha mai fumato in vita sua ma pretende lo stesso di spiegare le implicazioni della nicotina a noi fumatori ed ex-fumatori.

Eh no bello, se vuoi capire la psicologia del fumatore inizia con il fumarti un bel pacchetto di Marlboro rosse da 20 per almeno tre anni. Poi torni qui a darci qualche lezione ; )

Sì, perché Bruno nella prima parte del libro da l’impressione di essere un inguaribile drogato di shopping.

Quante persone conosci che, come Bruno, si sono comprate una parete da scalata personale o sbavano dietro un sacco a pelo?

Bisogna perciò dare atto all’autore di aver fatto dei bei passi avanti dall’inizio alla fine della sfida.

Diciamo che, a parte il titolo che è puro marketing, questo libro porta avanti l’idea che anche una persona “malata” di shopping può imparare a controllarsi, acquistare meno cose e dare perciò più importanza ai valori immateriali, che poi sono quelli che ci fanno felici a lungo termine.

La sfida delle 100 cose ha avuto il merito di sollevare un problema importante, quello del consumismo, e di dare vita a una sorta di movimento che dicesse basta all’acquisto a tutti i costi e all’accumulo di oggetti fine a se stesso.

Guerra alle cose!

Visto il mio nomadismo a sprazzi, per motivi pratici ancor prima che ideologici mi sforzo ormai da tempo di eliminare la mia tendenza all’acquisto irresponsabile (nel senso di “inutile”) e all’accumulo.

Il consumismo è un male moderno. Ne soffriamo tutti perché decenni di pubblicità subita passivamente hanno stuprato il nostro sub-conscio, facendoci credere che quello di cui abbiamo bisogno sono le cose.

Ecco alcune delle tattiche che utilizzo nella mia personale guerra alle cose:

  • Non compro scarpe o vestiti a meno che non debba sostituire qualcos’altro (ad esempio un paio di scarpe bucate e non più riparabili).
  • Non compro sopra-mobili, ricordini e paccottiglia varia. Solo strumenti utili alla causa (ad esempio un telefono nuovo se si rompe il vecchio).
  • Svuoto periodicamente i cassetti e regalo o butto tutto quello che non uso più. Sia che si tratti di vecchie mappe o di maglioni che mi stanno troppo larghi (o stretti).
  • Non faccio regali correlati a feste commerciali quali San Valentino e Natale in modo che neanche gli altri me ne facciano. Questo non vuol dire che non faccia mai un regalo. Diciamo che si tratta più di gesti spontanei che di imposizioni dall’alto. Inoltre regalo quasi solo cibo, foulards, magliette o libri (roba utile, insomma).
  • Non mi circondo di oggetti inutili e costosi quali un’automobile in una città dove i servizi pubblici funzionano abbastanza bene, un iPad che non saprei come usare o un nuovo telefono quando il vecchio funziona benissimo.
  • Quando – sopratutto durante i miei viaggi – riconosco i sintomi dell’acquisto impulsivo (eccitazione mista a razionalizzazione degli usi che potrei fare di un oggetto alquanto inutile) mi fermo. Respiro. Poi mi chiedo:

    “Ma siamo sicuri che non potrei utilizzare questi soldi per regalarmi un’esperienza indimenticabile. Chessò, un giro in barca sul fiume Mekong o una passeggiata nel deserto in groppa a un cammello?”

    Di solito mi scopro sempre più attratto dall’esperienza che dagli oggetti.

Ci stai dicendo che non dobbiamo più comprare niente?

No. Non sono esattamente un asceta.

Quello che sostengo è che si dovrebbero spendere i soldi solo per acquistare oggetti che utilizziamo e che ci danno soddisfazione (ad esempio uno zoom decente se passi ore a fotografare le aquile).

Inoltre penso che sia molto più appagante investire in esperienze personali piuttosto che in oggetti. Un viaggio di una settimana in Thailandia e un iPhone 5 hanno più o meno lo stesso prezzo. Domanda.

Da qui a un anno quale esperienza pensi che ti avrà dato di più?

Un’avventura in una terra sconosciuta che ha magari cambiato il tuo modo di vedere il mondo o un telefono che non fa altro che sostituire quello che avevi già, svolgendone esattamente la stessa funzione?

E tu? Qual’è l’ultimo oggetto inutile che hai comprato?

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Commenti

  1. Sono perfettamente d’accordo con te. Nonostante sia donna (anomala mi definisco) non smanio per avere cento paia di scarpe o borse o abbigliamento alla moda. scambierei volentieri l’acquisto di cose inutili con esperienze personali, cosa che faccio da sempre a costo zero cioè anche lavorando gratis pur di imparare cose nuove, ma essendo disoccupata cronica non faccio di certo viaggi. Ma il concetto è quello. Anche per le feste “comandate” faccio lo stesso ragionamento. Alla prossima

    • Ivan dice:

      Ciao Monica,

      grazie per il commento. Quello del “lavorare gratis pur di imparare” è un concetto che condivido a pieno.

      Anche se, sopratutto in Italia, c’è chi ne approfitta un po’ (ad esempio le aziende che passano da un tirocinante gratuito all’altro senza voler mai pagare nessuno).

  2. September Moon dice:

    Ho acquisisto una tecnica infallibile… forse dettata dalla necessità (per tornare al discorso che la necessità aguzza l’ingegno) ogni volta che sono tentata da un acquisto, mi domando: ne ho davvero bisogno? funziona sempre! Me l’ha insegnata mio marito! ahah all’inizio non è piacevole, ma l’esercizio (e l’astinenza dall’acquisto compulsivo) aiutano a capire che molti degli oggetti che accumuliamo non sono indispensabili.

    • Ivan dice:

      Ciao cara,

      funziona anche per me. Ma il problema è che, quando cediamo allo shopping selvaggio, è proprio perché razionalizziamo l’acquisto di un oggetto inutile, convincendoci così, magari solo per i cinque minuti necessari all’acquisto, che l’oggetto ci è davvero utile.

      Ecco perché poi ci assale il “buyer remorse” (rimorso del compratore) haha

      Un’altra tecnica che sto usando con discreto successo è:

      “Sei cosciente del fatto che se lo compri poi te lo dovrai trascinare dietro?”

      Ma questa funziona solo se viaggi tanto e sei costretto a portarti i nuovi oggetti in giro per vari aeroporti.

  3. Roberta dice:

    Partendo dal presupposto che non sono un’amante del tipo di libri che ti dice come fare x in y mosse, concordo sul fatto che questo libro possa essere uno spunto per riflettere sulla quantità di cose inutili di cui ci circondiamo.
    L’ultima cosa inutile che ho comprato non me la ricordo, ma sono quasi sicura che fosse un attrezzo da usare in cucina. Per il resto mi sto autocurando dalla tendenza all’acquisto compulsivo, sia seguendo il metodo che ha citato September Moon nel suo commento (sappiamo che funziona solo quando siamo in compagnia di altre persone non affette dalla nostra stessa patologia, sì?! :) ), sia delegando l’acquisto di qualcosa che in un determinato momento mi sembra necessario e indispensabile al mio ragazzo: finisce che lui se ne scorda, io pure… e indovina!? non lo compriamo e riesco a vivere lo stesso! :)
    Il fatto di viaggiare molto probabilmente ti aiuta nell’esercizio di ‘tenerti leggero il più possibile’. Io vivo da 4 anni nella stessa casa e poche settimane fa, rimettendo in ordine la nostra ‘stanza del casino’ ho trovato decine di cose comprate e utilizzate poco o nulla. Terribile!

    • Ivan dice:

      Ciao Roberta,

      quella di rimandare l’acquisto a un altro momento mi sembra un’ottima mossa perché la maggior parte degli acquisti inutili sono appunto un scelta impulsiva.

      Sì, quando si viaggia è più facile mantenere la disciplina perché pensi che poi questa cosa inutile che ti stai comprando te la devi trascinare dietro.

      Io ormai compro qualcosa solo quando si rompe quella vecchia ; )

  4. Susanna dice:

    Ciao Furio,

    ho la fortuna di sapermi adeguare ai momenti della vita, quelli delle vacche magre e quelli delle vacche grasse. In passato ho dovuto condurre una vita quasi francescana, avevo scelto di abitare per conto mio e i miei genitori non potevano aiutarmi, mi sono ingenata ed ho condotto una vita piacevolissima (libri e film in prestito dalla biblioteca, abiti dal mercato dell’usato e non hai idea di quali chicche si trovino, spettacolli gratuiti..). In seguito le cose sono andate economicamente meglio, per cui un pò di superfluo me lo sono concesso (es. adoro i profumi, avrei potuto fare il “naso”..), attualmente ho delle spese impreviste ed allora ho ritirato fuori lo spirito francescano di anni fa, e confido in me stessa, nella capacità di fare anche con poco. Sarà che ho fatto gli scout…ciao!

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