Ho sfondato la porta di casa: Ecco perché è importante

Porta Sfondata

Torno alle tre del mattino e, mentre sto aprendo la porta del mio appartamento a Chiang Mai, si spezza la chiave. Ad essere onesti non è del tutto colpa mia visto che la chiave è stata realizzata in una non meglio precisata lega metallica, certamente non tra le più resistenti.

Il risultato è comunque lo stesso: resto a fissare la porta senza poter entrare. Penso a una possibile soluzione. Primo, aspettare sino alle otto del mattino e chiedere una copia di riserva all’ingresso. Secondo, tornare in strada e trovare un fabbro (o uno scassinatore, fa lo stesso). Terzo, risolvere il problema in prima persona.

Siccome aspettare non è il mio forte e non ho idea di dove trovare un fabbro, mi comporto come m’insegnò mio padre venticinque anni fa: un calcio ben piazzato e porta spalancata.

Quello che si dice una soluzione

Ecco, questo è quello che si dice una soluzione. Mi addormento, fiero di me.

Mi sveglio e la prima cosa faccio è quella di verificare i danni alla porta. Hmmm la serratura funziona benissimo. Il problema è che ho sfondato lo stipite.

Avendo vissuto per cinque anni in nord Europa, penso che adesso vorranno cambiare lo stipite e chissà quanto mi costerà.

Ma mi sbaglio

Scendo all’ingresso e chiedo alle ragazze che si trovano in ufficio di mandare qualcuno su da me perché la porta è rotta. Il tuttofare si presenta con il suo solito sorriso ma, dopo aver dato un’occhiata veloce alla porta, scappa via senza proferire parola. Due minuti dopo è di ritorno con le tre ragazze dell’ufficio a tiro.

Dopo un’attenta disamina della situazione la responsabile mi chiede: “Cos’è successo?”

“Sono tornato alle tre, la chiave si è spezzata e allora ho aperto la porta a calci.”

“Ohhhhhh Ohhhhhhh”

La classica reazione degli asiatici quando spieghi loro qualcosa. Mi aspettavo almeno un rimprovero (in nord Europa – forse anche in Italia – si sarebbero incazzati come ricci mannari). E invece le ragazze scoppiano a ridere, discutono un po’ in Thai e poi si accordano sul da farsi:

1) Il tuttofare aggiusterà la porta con un po’ di stucco e una passata di vernice tossica.

2) Siccome ho dato un calcio alla porta e ho spezzato la chiave, dovrò pagare 600 Bath (circa 15 Euro).

Sto per protestare – e che cazzo, 15 Euro per un po’ di stucco e una chiave giocattolo, – ma poi penso che se decidessero di cambiare lo stipite mi costerebbe ben di più. Sono quindi felice di risolvere il problema con pochi Euro. Pago il dovuto seduta stante e, con mia estrema sorpresa, le ragazze si proferiscono in ringraziamenti esagerati, addirittura sottolineando la mia bontà.

Il tuttofare – che nel mentre non ha mai smesso di sfoggiare il suo sorriso ebete – stucca la porta, fa due buchi con il trapano, piazza di nuovo la vecchia serratura, promette di tornare l’indomani con la vernice tossica e torna a fissare l’albero di fronte all’entrata (da quello che ho potuto osservare negli ultimi mesi si tratta della sua occupazione principale).

Perché ti racconto questa storia idiota?

Il fatto che anziché incazzarsi o cambiare lo stipite della porta abbiano optato per un po’ di stucco e 600 Bath di indennizzo (che si saranno probabilmente spartiti tra di loro visto che lo stucco sarà costato 3 Bath e la chiave 12 Bath) offre, a mio parere, copiose ragioni per scatenare la mia fantasia malata. Ecco quindi la mia interpretazione dei fatti.

Una mentalità atta alle scorciatoie e alla preservazione della faccia

Mentre in Europa siamo ossessionati da qualità e standard, in Asia le cose funzionano in maniera leggermente differente. Le “scorciatoie” la fanno spesso da padrone e questo spiega, ad esempio, perché la scarsa qualità sia uno dei problemi maggiori per gli imprenditori occidentali che decidono di realizzare le proprie merci in Asia.

Per le ragazze dell’ufficio, quindi, chiamare un falegname, commissionargli un nuovo stipite e farglielo montare è probabilmente sembrato un lavoro troppo faticoso. Inoltre, avrebbero dovuto convincermi a pagare una cifra ben più cospicua. Cosa sarebbe successo nel caso mi fossi rifiutato? La questione sarebbe potuta addirittura sfociare, dio non voglia, in un conflitto.

Decidere di aggiustare la porta con lo stucco presenta due vantaggi non trascurabili: possiamo tutti tornare a chattare sul nostro smartphone – tranne me, che l’ho perso tre mesi fa, – e inoltre non si rischia di generare un conflitto o, peggio, che qualcuno perda la faccia.

In ogni modo il padrone di casa abita a Bangkok e le probabilità che venga a sapere dell’inciucio sono pressoché nulle. Se un albero cade nella foresta e nessuno lo vede, l’albero è caduto sul serio? Se lo chiedessi alle ragazze dell’ufficio presumo che la risposta sarebbe un secco “no”.

La situazione che ho esposto ci pone quindi di fronte a un tipico compresso asiatico. E, nonostante in Europa non abbia troppo senso in quanto noi non abbiamo alcun problema a dare vita a un conflitto allo scopo di stabilire da che parte stia la ragione, in Asia funziona diversamente. La prima domanda che ci si pone non è “Chi ha ragione?” bensì: “Come possiamo raggiungere un compromesso in modo da fare tutti contenti ed evitare il conflitto?”

L’importanza del contesto

Ok, ho rotto la chiave e ho aperto la porta con un calcio. Sono colpevole, vostro onore.

In Europa sono i meri fatti a risaltare in quanto gli occidentali sono soliti concentrarsi sugli oggetti – o i fatti – in primo piano, trascurando spesso il contesto. Al contrario, gli asiatici tendono a valutare qualsiasi situazione dando più risalto al contesto.

Non, non mi sono appena fumato due grammi di ganja. Vi sono innumerevoli studi scientifici che confermano quanto ho appena scritto e, se hai il tempo e la voglia di approfondire, ti invito a leggere “La Geografia dei Pensieri” (“The Geography of Thoughts“), un saggio dedicato alla differenza dei processi mentali di occidentali e asiatici.

Il fatto che noi ci concentriamo sugli elementi in primo piano mentre gli asiatici si focalizzano sul contesto porta a un modo di pensare, e a una maniera di assegnare responsabilità per quanto accaduto, diametralmente opposto.

Torniamo all’increscioso affair della porta sfondata. E’ un fatto che io abbia spezzato la chiave e distrutto lo stipite. Ma tutti sappiamo che le chiavi di quest’edificio sono, come dire, fragili. Sono così fragili che c’è la fila per farsi fare una copia della chiave. E, nonostante sul contratto d’affitto ci sia scritto che nel caso la chiave si rompa la responsabilità ricade sull’inquilino, in Asia un contratto viene considerato più come una linea guida soggetta ai cambiamenti di situazione, e quindi di contesto. Per noi invece un contratto è un contratto, e va onorato indipendentemente dai cambi di situazione.

Inoltre, consideriamo la situazione generale. Erano le tre del mattino e io sono un povero farang che non parla thai e non ha idea di dove trovare un fabbro. Cosa avrei dovuto fare? Dormire sul corridoio? Quindi, anche in questo caso, il contesto gioca a mio favore.

Gli asiatici hanno più propensione a mettersi nei tuoi panni e considerare la situazione dal TUO punto di vista. Tale abilità è completamente estranea – faccio un esempio a caso ma non troppo, – a un tedesco. Non ci credi? Leggi qua.

Tale modo di vedere le cose, e mi riallaccio alle teorie de “The Geography of Thoughts,” deriva dal fatto che la nostra società si basa sull’idea che ogni individuo è responsabile delle proprie azioni e del proprio destino (in questo gli americani sono molto più estremi di noi europei) mentre gli asiatici sono più equilibrati: se hai successo (o fallisci) non è solo a causa delle tue abilità (o mancanze), bensì a causa del contesto favorevole (o sfavorevole).

Sia ben chiaro che non voglio convincerti del fatto che gli occidentali (o gli asiatici) si trovino dalla parte del giusto. Vi sono pro e contro in ogni tipo di società e la verità, al solito, sta nel mezzo. Quello che mi affascina è la profonda differenza che abbiamo nel pensare e come, tale differenza di processi cognitivi, si traduca in interazioni umane che portano a risultati totalmente differenti.

L’autorità in Asia

Pensi sia un caso che siano stati gli occidentali ad aver inventato la democrazia mentre, anche nel 2014, la maggior parte dei paesi asiatici sia sotto il controllo di un regime autoritario? Gli asiatici rispettano l’autorità molto di più degli occidentali. Questo si traduce non solo in una forma di governo differente, ma anche in un rispetto più profondo per anziani e insegnanti, ad esempio.

Il fatto che abbia sfondato la porta per prendermi quello che volevo (il mio letto) in Asia è quindi, a mio modo di vedere, un comportamento più giustificabile di quanto non lo sia in Europa. Ma sopratutto, il fatto che al posto di scusarmi abbia semplicemente detto “Aggiusta la porta, pago quello che c’è da pagare”, è ancora più rispettabile.

Perché? Ma perché un asiatico che abbia una certa autorità non si sognerebbe mai di chiedere scusa. Pagherebbe quello che c’è da pagare per preservare l’armonia e la cosa finirebbe lì. Che senso avrebbe chiedere scusa? Sarebbe un po’ come ammettere l’errore. E chi commette un errore qui perde la faccia : P

Cosa ne pensi della mia analisi?

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Commenti

  1. Sergio dice:

    Fantastico! (sia l’intero evento sia l’analisi che ne è scaturita)

  2. Maria dice:

    Bellissimo, come sempre, sei un mito! Mi interessano tantissimo le differenze culturali fra i vari popoli e nazioni, soprattutto nella vita Vera e in questo genere di situazioni, e tu scrivi in modo incredibile. Comunque da quello che scrivi trovo che tra le nazioni europee quella che si avvicina di piu al modo di pensare e comportarsi degli asiatici sia proprio l’Italia (non a casa invasa dai cinesi), in quanto anche da noi il Concetto di “contesto” conta molto di piu, per esempio l’interpretazione delle leggi a dir poco creativa e prettamente personale, oppure la necessita’ di mantenere sempre e comunque la faccia (L”onore”). Trovo invece diametramente opposta la cultura tedesca, che guarda prima di tutto alle regole e non prende MAI in considerazione i fattori esterni, al limite del comico in alcuni casi. Ecco anche perche in Germania non ci sono cosi tante aziende cinesi/asiatiche e i tedeschi importano meno degli altri, con il risultato di produrre di piu e solo prodotti di qualita’.

    • furio dice:

      Ciao, gli studi scientifici dicono che i più lontani dagli asiatici siano americani, anglosassoni in generale, e scandinavi. L’Europa continentale invece è invece più in equilibrio tra individualismo e contesto. Anch’io ho l’impressione che più si vada a Sud (Italia, Spagna etc) più ci si avvicini all’Asia (pur restandone ancora lontani).

  3. Molto bello.
    Tu sei stato in Cina io ci sono ancora, scriveresti esattamente le stesse cose per la Cina? Diciamo Cina del sud visto che vivo a Gz.

  4. Giuseppe dice:

    Mi aspettavo un nuovo post :-(

  5. Marco dice:

    Parole sagge!

  6. Mirach dice:

    ti sei fumato 4 gr di ganja non 2 secondo me :)

  7. Alessandro dice:

    Troppo simpatici i tuoi racconti! :)
    Poi essendo stato anch’io in Thai capisco pienamente la tua analisi :D

  8. Furio ammetto che spesso mi trovo a leggere il tuo blog messo tra i preferiti ma senza essere particolarmente attivo.
    Infatti vedo solo ora questo articolo vecchio di 2 anni e sai perchè? Perchè rimando sempre i piaceri e le attività rilassanti (come la lettura del tuo blog) con la scusa che devo sempre correre e correre e correre dietro al lavoro, alle altre attività, alle tasse, alla banca, e tutto il resto…
    Ecco, questo articolo cade a pennello e mi fa riflettere: in fondo a cosa serve tutta la mia fatica? Serve a mantenere LO STANDARD che la nostra cultura ci impone. Io, da buon milanese, sono la vittima “tipo” che, anzichè mettere 2 spatole di stucco, avrebbe cambiato direttamente la porta spendendo 3 volte: per la porta, il montaggio e lo smaltimento della vecchia porta. Quindi, se ti chiedi perchè commento solo ora, è per dirti GRAZIE. In qualche modo mi hai riportato alla realtà di ciò che dovremmo essere e non di ciò che ci imponiamo di essere, in modo forzato, per rispettare lo standard…

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