Come sopravvivere tre giorni all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi

parigi charles de gaulleDove mi porteranno i miei scarponi… Paris, cielo azzurro e pedalare!

Ragazzi, oggi volevo regalarvi un articolo super pratico, ma poi ho iniziato a scrivere ed è uscita ‘sta roba qua. Spero vi piaccia. E buon Natale!

Cambio di fuso

Ventuno dicembre duemila e nove.

Mi alzo alle cinque di mattina ed esco dal mio hotel quattro stelle di Pudong, Shanghai. Presentavo una conferenza, pagava l’università. Bei tempi quelli…

Arrivo alla stazione della metro di Lujiazui e prendo il treno sino all’aeroporto. L’aereo è in orario. Perfetto. Al solito, durante il viaggio in aereo mi metto a lavorare. Sbarco all’aeroporto di Charles de Gaulle di Parigi alle cinque di sera orario locale (ma già notte per il mio corpo che arriva dalla Cina).

Sono completamente sfasato. Obiettivo: non perdere la coincidenza Parigi-Milano-Cagliari e passare il Natale in famiglia. O al bar. O entrambi.

Recupero i bagagli, prendo il trenino che dal terminal internazionale iper moderno mi riporta alla realidad europea. Terminal B, retaggio del passato. Ma i voli Easyjet per Milano Linate decollano da qui.

Faccio il check in e passo i controlli. Mi siedo ad aspettare, pazientemente ma non troppo, il velivolo Easyjet. I miei compagni di viaggio non sono più asiatici dai sederi inesistenti, bensì milanesi ben pasciuti in ritorno dalla vacanza pre-natalizia.

Che la danza abbia inizio

Mezz’ora prima del decollo, programmato per le nove di sera, scoppia il putiferio.

“Si avvisano i signori passeggeri che il volo in partenza da Parigi Charles de Gaulle con destinazione Milano Linate è stato annullato causa maltempo, vi preghiamo di uscire ordinatamente dalla zona internazionale e recarvi allo sportello Easyjet per richiedere un rimborso del biglietto.”

“Noooooooooooooo,” urla una signora in fila pochi metri dietro di me.

“Noooooooooooooo, sono qui da due giorni, non ce la faccio più, io vi ammaaaaaazzo,” continua prima di accasciarsi, priva di sensi.

La guardo più insensibile della spia che venne dal freddo.

“Pagu bessida,” penso (locuzione sarda da me spesso utilizzata in questo sito, significa “persona che non è mai uscita dal villaggio”).

Non posso certo sospettare che, a settantadueore di distanza, sarò io ad andare incontro a una crisi isterica. Ma andiamo con ordine.

La danza delle pecore

La differenza di fuso orario fa pulsare il sangue nelle tempie. In questo caso ci sono solo due soluzioni. Uno, vai a dormire. Due, ti ubriachi.

E invece mi ritrovo in fila davanti allo sportello di Easyjet per tentare di cambiare il mio biglietto di aereo.

“Magari riesco a partire domani mattina presto, magari mi portano anche in albergo stanotte,” penso.

Un po’ me ne frego, il terminal B non è tra i più sicuri ma troverò certo una panchina su cui adagiare le mie stanche membra.

Di ubriacarsi non se ne parla, sono ormai le undici ed è tutto chiuso. Tranne McDonald. Ronald non dorme mai, bastardo stakanovista che serve solo Coca Cola in polvere diluita con l’acqua del rubinetto.

Il problema è che, avendo i riflessi rallentati, anziché proiettarmi verso l’ufficio Easyjet preferisco seguire gli altri viaggiatori nella più classica danza a pecorelle (pioggia a catinelle).

La rima arriva a fagiolo, non perché fuori piova. Fa troppo freddo. Nevica bestialmente e, mi dicono, Linate è chiuso da due giorni perché non riescono a smaltire la polvere bianca (no, non pensare male, mi riferisco alla neve).

“Azz, come è possibile che la sempre efficiente organizzazione degli aeroporti italiani stavolta abbia fallito? Sarà finito il sale? Saranno in sciopero? Si saranno distratti a causa del derby della Madonnina?”

La leggenda della spugna

Sarcasmo e mal di testa. Combinazione che farebbe incazzare persino Topolino che, si sà, è uno dai nervi saldi. Attendo, chiedo un po’ in giro. Nessuno sa niente. I drammi si sprecano. C’è chi non ha più una lira perché si è sputtanato lo stipendio a la Pigalle, il quartiere a luci rosse di Pargi, chi domani deve lavorare, chi semplicemente si è rotto i coglioni e chi, invece, prende e se ne torna a casa. Sono i parigini. Facce da culo.

I parigini non li ho mai sopportati. Sapete che anziché farsi la doccia ogni mattina si lavano con la spugna davanti al rubinetto un giorno sì e l’altro pure? E che hanno una sola spugna per tutta la famiglia? Ecco, dopo quest’informazione confidenziale, tu ci andresti a letto con Leticia Casta?

Io sì, ma prima le farei fare una doccia.

Dieci gradi sotto zero

All’una del mattino abbiamo tutti un biglietto per il giorno dopo e un buono omaggi da quattro Euro gentilmente offerto da Easyjet. Utilizzabile solo da McDonald, ma pur sempre omaggio. Ci radunano davanti all’entrata. Centocinquanta italiani affamati e inkazzati da una parte. Una hostess marocchina dall’altra.

La hostess parla solo arabo e francese. Gli inkazzati solo milanese. La comunicazione non va proprio per il verso giusto. Qua mi sa che non si combina. Nonostante la mia poca propensione a questo genere di cazzate mi alzo dal pavimento e mi metto a tradurre:

“Ragazzi il buono che vi hanno dato è consumabile da McDonald. Avete mezz’ora di tempo per procurarvi un succulento Big Mac da 7.000 calorie. Dopodiché dovrete salire sull’autobus là fuori. Ci portano in hotel. Domani mattina sveglia alle sette che si torna qui e ci caricano su un aereo per Milano.”

Sorrisi. Qualcuno esclama “Grande!” come Enrico Letta durante l’ultimo discorso di Silvio Berlusconi al senato.

Regalo il mio Mc-buono-omaggio a un dodicenne obeso e mi accomodo nell’autobus, fiducioso che per le due del mattino sarò in hotel.

Quanto sono ingenuo. La gente preferisce stare a cazzeggiare da McDonald e, sinché non salgono tutti, l’autista non parte. Dovrò aspettare così tanto che a un certo punto sarò costretto a scendere dall’autobus e pisciare al riparo di un palo elettrico. E no, non è piacevole quando ci sono dieci gradi sotto zero.

Neurodisney

Ventidue dicembre duemila e nove.

Dopo cinque ore di meritato riposo tutti in piedi, colazione all’Holiday Inn. Pane chimico, marmellata al gusto di zucchero e caffè che sa di posacenere.

Il volo è programmato per le dieci del mattino ma ce lo annullano di nuovo. Anzi no, ce lo spostano per le undici di sera.

Pianti, drammi, Topolino s’inkazza e prende a testate un gendarme, nonna Papera lancia una molotov contro il banco del check-in sfigurando per sempre la hostess marocchina e Pluto violenta una turista tedesca. No, aspetta, ho le allucinazioni.

Niente. Aspettiamo. Stoici. Fieri. Italioti. Come i centurioni romani accampati ai piedi delle mura di Masada.

Vi risparmio i dettagli. La notte ci annulleranno di nuovo il volo. E vai di traduzione per i nuovi arrivati. Mc-pasto. Mc-autobus. Mc-hotel.

Welcome to Neurodisney.

Rivelazioni

Ventitré dicembre duemila e nove.

Idem come sopra. Milano è in tilt. Non atterra un volo da cinque giorni. Niente. Nisba. Anche Kaka è bloccato in Brasile a pregare.

E vai di traduzione notturna. Una ragazza mi fa gli occhi dolci. Il fascino del traduttore… Il suo fidanzato mi guarda male. E’ alto due metri.

Piano di battaglia

Torno nella mia stanza d’hotel per la terza notte consecutiva. Ormai mi sento un pendolare.

“Sono rincoglionito,” confesso all’attaccapanni. Lui sorride, come a dire “Solo un po’.”

“Il problema non è Parigi, il problema non è Cagliari. Il problema è Milano!”

Concepisco così un piano infallibile. Collego il mio vecchio Toshiba da quattro chili alla presa internet, apro Firefox e digito www punto ryanair punto com.

Acquisto un volo diretto Parigi Beauvais-Cagliari.

Crisi isterica. Espongo alla luce i miei incisivi rotti e storti, sghignazzo, mi sento un po’ come Macchia Nera quando mise alle strette il Commissario Basettoni.

Paris Beauvais

Ventiquattro dicembre duemila e nove.

L’autobus, puntuale come sempre, ci riporta al terminal B del fottutissimo Aeroporto Paris Charles de Gaulle. Ma stavolta la situazione è diversa. Volo in sella alla scopa di Amelia la strega che amalia, attraverso il terminal B, poi il terminal D e via verso l’uscita dell’aeroporto, verso la libertà!

Prendo la R.E.R. (il treno a lunga percorrenza parigino) e arrivo sino al centro città dove cambio con la linea gialla, sfrecciando sotto gli Champs-Élysées e poi via, con l’autobus Ryanair che, per la modica cifra di 15 Euro, mi porterà fuori Parigi e sino alla provincia della Picardie, sino all’aeroporto di Beauvais, talmente minuscolo che gli ultimi della fila al check-in sono costretti ad aspettare in strada.

Ma è un dettaglio.

A Beauvais splende il sole, i ritmi sono lenti, le pecore belano beate e l’aereo è annunciato in orario. Mangio una pizza all’unico ristorante dell’aeroporto. Mi bevo anche mezzo litro di Bordeaux, che quest’impresa bisognerà pure festeggiarla.

Domani è Natale, non si soffre più.

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Commenti

  1. ^_^ Grazie!
    Ho iniziato la giornata con il buon umore!!!

  2. A me è capitata una cosa molto simile: 18 dicembre 2010, aereoporto London Heathrow, di ritorno da 3 mesi in India (=fuso orario, stanchezza e soprattutto vestiti leggeri). Volo (British Ariways!!) per Linate cancellato, scene di panico. Dopo 3h di coda per rimborso/cambio biglietto/buono ostello chiudono lo sportello, è mezzanotte, si riapre domani alle 8. Per colossale botta di culo incontro un amico in coda (che non vedevo da 2 anni), che mi dice che il problema è della British, altri voli partono. Chiamo casa e mi faccio prendere il primo volo del mattino per Milano, Alitalia (ha ha ha). Una ragazza romana, di ritorno a casa per le vacanze, ha pietà di me e mi presta un giaccone. Per fortuna che il mio amico conosceva Heathrow e sapeva che dovevamo cambiare terminal: becchiamo l’ultima navetta. Dopo 15min di bus arriviamo al nostro terminal. Notte incastrati sulle panchine di Heathrow, alle 5 inizia l’imbarco per Milano. Atterriamo a Linate alle 7, la neve sta già coprendo la pista. Un paio d’ore dopo il nostro sbarco, chiudono l’aereoporto.

    Insomma, alla fin fine la colpa è sempre di Milano!

  3. massimiliano dice:

    ciao Furio,ti dico solo 3 parole,SEI UN GRANDE……….

  4. antonella dice:

    Forte!!!!

  5. Ventuno dicembre duemila e nove … Bolg divertente
    Sette ottobre duemila e tredici… “il problema non è Parigi, il problema non è Cagliari il problema è Milano!” Figurati se non lo capisco io
    Ciao chiao

    • Furio Fu dice:

      haha ciao cara,

      ma sai che ho appena notato che ti chiami come una delle disco più “malfamati” di Chiang Mai (Zoe in Yellow)?

Parla alla tua mente

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