Come smettere di preoccuparsi e iniziare a vivere

smettere di preoccuparsi

Iniziamo da un esempio

Venerdì 30 Novembre 2012, Aeroporto di Pudong, Shanghai.

Arrivo al banco check-in di AirSwiss per reclamare il mio biglietto Shanghai-Zurigo-Roma.

Si tratta di un viaggio lineare. Dodici ore da Shanghai a Zurigo, poi uno scalo di due ore e un’altra ora di volo sino a Fiumicino, dove dovrei atterrare in tempo per l’ultimo volo per Cagliari, che parte alle 21:30.

“Lei va solo a Zurigo o fa scalo per qualche altra destinazione?” mi domanda la hostess al check-in.

“Vado a Roma, perché?”

“L’aereo per Zurigo è in ritardo di tre ore, aspetti, le sposto il volo Zurigo-Roma in modo che riesca a prendere la coincidenza.”

“Ok,” rispondo mentre inizio a pensare che i miei piani per arrivare in Sardegna in meno di ventiquattr’ore sono appena andati a puttane.

“Perfetto, c’è un posto sul volo che parte alle 20:40 da Zurigo. Arriverà a Roma prima verso le 22.”

Thank you,” le sorrido e penso “perfetto un c*zzo” mentre lei mi porge il biglietto.

Sono appena arrivato in aeroporto, ancora stordito dalla sveglia alle cinque del mattino e dalla pioggia battente, e sono già sicuro di aver perso l’ultimo aereo per Cagliari.

Quello che doveva essere un viaggio semplice si è appena trasformato in una maratona. Dovrò passare la notte a Fiumicino e sperare di riuscire a prendere un volo la mattina seguente…

Ho solo due euro di credito sul telefono e sto per salire su un volo intercontinentale. Questo significa che ho solo una telefonata da giocarmi, e poi almeno dodici ore di silenzio radio.

Devo decidere cosa fare.

Da italiano perfetto, chiamo mia madre.

Lei risponde con la voce di chi stava già dormendo. Guardo l’orologio. E ci credo. Qui a Shanghai sono le appena otto, quindi in Italia è ancora l’una del mattino.

“Mamma, non riesco ad arrivare per stanotte. Per favore, chiama Alitalia e vedi se riesci a spostarmi il volo per sabato mattina. Non preoccuparti, prima o poi arriverò. Devo chiudere, ciao.”

Scegliere come reagire

L’aereo è in ritardo e non c’è tanto che possa fare.

Sì, potrei sbraitare, sbattere i pugni, compatirmi o magari insultare l’hostess come ha fatto il milanese in fila dietro di me.

Ma alla fine dovrei comunque accettare la situazione.

Non voglio passare per Gandhi. Io ero uno di quelli che si lamentava per tutto, che riusciva a discutere anche quando non c’era più niente da dire. Un maestro della polemica fine a se stessa.

La soluzione l’ho scoperta quasi per caso mentre leggevo Come vincere lo stress e cominciare a vivere di Dale Carnegie, un libro che consiglio a tutti.

La formula per smettere di preoccuparsi

Nel capitolo due del libro, Dale Carnegie introduce la “sua” formula per smettere di preoccuparsi. Eccola:

1) Analizza la situazione onestamente sino a capire cos’è il peggio che possa capitarti.

Nel mio caso il peggio che poteva capitarmi era di passare la notte all’aeroporto di Fiumicino e, se non fossi stato in grado di trovare un aereo il giorno dopo, di andare a Roma, trovare una sistemazione, cercare un volo e arrivare a Cagliari il prima possibile.

2) Una volta aver appurato lo scenario peggiore, accettalo con serenità.

Quando ho saputo che l’aereo era in ritardo avrei potuto innervosirmi, pensare che un viaggio all’apparenza abbastanza facile si stava tramutando nella solita maratona di due giorni con dormite nei luoghi più improbabili.

Invece mi sono ricordato di Carnegie, ho visualizzato il caso peggiore – qualche giorno a Roma in cerca di un aereo per Cagliari – e l’ho accettato.

Mi sono detto che ho già passato tante notti in aeroporto e che una in più non sarebbe stato un dramma. Che al massimo avrei chiamato Ramon – un amico che abita a Roma – e ne avrei approfittato per rivederlo e passare qualche giorno da turista nella capitale dell’impero.

3) Da adesso in poi, impegnati a migliorare la tua situazione, cosciente comunque di aver già accettato mentalmente il caso peggiore.

Se accettare il caso peggiore è il passo necessario per smettere di preoccuparsi, quello successivo è di fare il possibile per migliorare la tua situazione. Nella fattispecie, io ho chiamato mia madre chiedendole di cambiarmi volo per la mattina dopo.

In questo modo non ho perso i soldi del biglietto Roma-Cagliari (70 Euro) e ho massimizzato le mie possibilità di trovare un volo per sabato mattina (l’alternativa era quella di tentare di comprare il volo in aeroporto all’ultimo momento).

Poi, una volta salito sull’aereo Shanghai-Zurigo, ho sono bevuto due bicchieri di vino rosso e ho dormito per tutto il viaggio. Non potevo usare né internet né il telefono ed ero cosciente di aver già fatto il massimo possibile per migliorare la situazione. Perché preoccuparsi?

Quando sono arrivato a Roma verso le undici di sera per il mio corpo erano già le sei del mattino (a Shanghai ci sono sette ore in più di fuso orario). Mi sono così messo a leggere in un angolo della zona ritiro bagagli del terminal tre – che resta sempre aperta – sino all’alba.

Sono quindi andato sino al terminal uno e ho chiesto se il mio nome era sulla lista del primo volo per Cagliari. Mi hanno detto di sì (grazie a Tore che ha combattuto contro l’ufficio prenotazioni Alitalia), così ho fatto il check-in e alle dieci del mattino ero già Cagliari.

Bilancio finale: dodici ore di ritardo e nessun danno economico (notti in hotel, taxi sino a Roma o un altro biglietto aereo per Cagliari).

Vagando con la fantasia

Quando passiamo troppo tempo a preoccuparci non solo ci paralizziamo, perdendo così tempo prezioso al posto di cercare una soluzione.

Peggio, iniziamo a immaginare scenari da incubo, spesso improbabili.

Così anziché chiamare mia madre e circoscrivere l’imprevisto a una notte a Fiumicino, avrei potuto iniziare a speculare…

E se la zona bagagli di Fiumicino non restasse aperta tutta la notte? E se dovessi passare tutta la notte al freddo? E se mi addormentassi e mi rubassero tutti i bagagli? E se mi assalisse la banda della Magliana e mi rubasse persino il passaporto?

Santo Cielo, senza passaporto non potrei viaggiare! Arghhhhh mi toccherebbe restare a Roma a vita!

E se poi iniziasse a nevicare come l’anno scorso, apparisse il sindaco Alemanno in TV e chiudessero di nuovo l’aeroporto? E se mi venisse la bronchite? Potrei morire ora!

O mio Dio, se morissi come farei a pagare il rimpatrio del mio cadavere? Non voglio che il mio bel faccino si decomponga così, alla vista dei viaggiatori.

E poi, chi si occuperebbe dei miei blog? Sarebbe un disastro!!!

Ehmmm ok, chiudo qua che forse sono andato un po’ oltre con l’esempio.

Il punto è, quando c’è qualcosa che non va, perdiamo il tempo a immaginare scenari catastrofici, che nella pratica non hanno quasi nessuna probabilità di avverarsi, anziché pensare a come risolvere il problema e continuare a vivere.

Ma il mio problema è più grave!

Non lo metto in dubbio.

Ho preso come esempio un problema futile – un ritardo aereo – proprio per dimostrarti che spesso ci preoccupiamo per questioni che domani al massimo ci faranno sorridere.

Ma la tecnica che ho appena esposto funziona praticamente sempre. E non l’ha inventata Dale Carneige.

Pensa a un malato terminale che, una volta saputo che avrà solo un altro anno di vita, accetta la sua sorte.

Accortosi che non gli resta tanto tempo, inizia a realizzare i suoi sogni senza più procrastinare, sia che si tratti di andare a vedere i canguri australiani o di chiedere un appuntamento alla barista di cui è segretamente innamorato da tre anni.

Magari morirà felice. Però attento, perché si sente spesso parlare di regressioni di malattie che sino a qualche mese prima sembravano incurabili.

Qualcuno griderà al miracolo.

Io sono più propenso a pensare che molto spesso siamo noi stessi, con il nostro comportamento, a causarci le nostre malattie.

Il nostro continuo preoccuparci ci impedisce di rilassarci, precludendo al nostro corpo qualsiasi possibilità di ricaricare le pile. Con il risultato che ci indeboliamo sino ad ammalarci.

L’accettazione del problema e il conseguente vivere alla giornata facendo il massimo per raddrizzare la situazione è spesso abbastanza per smettere di preoccuparsi. Inoltre rappresenta il modo più veloce per risolvere il problema.

Quindi tu non ti preoccupi mai?

Certo che mi preoccupo, non sono mica un robot : P

Ad esempio, ogni tanto mi capita di stare tre ore davanti al computer e non concludere niente. Magari sono stanco, senza ispirazione o, semplicemente, la procrastinazione si ha vinto la sua battaglia giornaliera.

Allora inizio a preoccuparmi, a pensare che se non lavoro abbastanza non riuscirò mai a concludere i miei progetti.

Ma prima di perdere tempo a immaginare scenari catastrofici sorrido, faccio un respiro, e mi ricordo della formula di Carneige.

“Qual’è il peggio che possa capitarmi?” mi dico.

“Che mi debba trovare un lavoro part-time come insegnante o traduttore sino a che non riesca a finanziarmi con i miei vari progetti a metà,” mi rispondo.

“Sono pronto ad accettare questa situazione?” mi domando.

“Sì.”

“Bene, adesso che ho accettato il caso peggiore, cosa posso fare per evitarlo e migliorare la mia situazione?”

E la risposta è sempre la stessa:

“Smettere di preoccuparmi e iniziare a LAVORARE.”

Ecco, adesso conosci il segreto anche tu ; )

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Commenti

  1. andre dice:

    Si Furio, organizzandoti, con obiettivi precisi rischi di andare a colpo sicuro con i tuoi progetti. Tanti auguri ovunque tu sia

  2. angelo dice:

    credo ceh sia l articolo piu vicino a cio che penso io …. e tutto questo scoperto grazie ad un amica veram speciale… conosciuta per caso.. e soprattutto che puntualmente come se glielo chiedessi io ,ma cosi non è … lei mi manda cose uniche e carine… grazieee amica mia e grazie a te furio …

  3. Fily1212 dice:

    Bell’articolo!!

  4. Mirach dice:

    In effetti preoccuparsi ed immaginare scenari negativi ed avere paura in generale non serve a nulla ed è deleterio perchè fa perdere di lucidità la nostra mente. Però scaricare sugli altri i nostri casini per vivere tranquilli non è la soluzione! :P

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