10 regole per scrivere 10,989 parole in un giorno

come scrivere

Le regole sono alla fine dell’articolo. Prima voglio raccontarti una storia.

Autopsia di una giornata qualunque

Mi alzo, accendo il pc, mangio una banana e uno yogurt alla fragola. Quelli senza zucchero erano finiti. Rispondo a una trentina di e-mail e sono già le nove.

Apro il mio editor WordPress e inizio a scrivere. Ma non di getto. No, ho promesso a un cliente che avrei preparato una guida su come calcolare i dazi di importazione. Devo fare un bel po’ di ricerca ma a mezzogiorno è pronta. 1,237 parole e dieci figure (schermate del mio pc mentre calcolavo i dazi per importare violini sul sito del Ministero dell’Economia).

Ne vado molto fiero, te la mostrerei ma sospetto che non te ne può fregà de meno.

Fuso dalle tre ore di lavoro decido di sollazzarmi con un ben più interessante articolo dal titolo “Come rimorchiare una cinese in discoteca,” che rimando da sempre perché ho così tante cose da dire sulle cinesi che non so proprio da dove iniziare. Ma dopo gli articoli sul sex symbol cinese e il mercato del matrimonio di Shanghai il dado è tratto. Aspettati scintille ; )

Mi fermo a 912 parole, queste sì, scritte di getto. Sono le 12:17 e ho fame. Esco, attraverso la strada e arrivo sino al Concept Salad. Mi concedo una bistecca di merluzzo impanata con insalata verde, asparagi, zucca e un succo ai frutti di bosco. 205 Bath, ovvero 5 Euro. I thailandesi mi viziano.

Attraverso di nuovo la strada, entro in casa e mi rimetto a scrivere. Comincia a diluviare. Sposto la scrivania davanti alla finestra per ammirare le gocce che sbattono contro la ringhiera del bancone e schizzano sino ad imbrattare la zanzariera a un metro dal mio naso.

Oggi ho un compito importante, devo scrivere “Lavorare in Cina: Un nuovo motore di ricerca per trovare lavoro + e-Book gratuito,” l’articolo di presentazione per il nuovo motore di ricerca che abbiamo montato, come fosse un pistone, su Sapore di Cina. Si tratta, a mio avviso, dell’articolo più utile che abbia mai scritto.

Ne esce fuori una roba un po’ lunghetta, 1,446 parole, ma che ci vuoi fare. L’importante è la sostanza. Il problema è che io e Sborto – colui che si occupa della versione spagnola di Sapore di Cina ma che ormai sconfina sempre più spesso anche nel sito italiano – abbiamo deciso che questo benedetto motore di ricerca non va online sino a che non è pronto l’e-Book che dovrebbe accompagnarlo (intitolato “Come trovare lavoro e vivere in Cina“, sempre originali noi con i titoli).

Sono impaziente. Scalpito come un asinello da tiro insuau (locuzione sarda che significa… “insuau”). Apro un’altra pagina su WordPress e inizio la guida senza un piano ben preciso.

Arrivato a 2,000 parole scrivo a Sborto (su Skype):

Hey, ya estoy a 2,000 palabras y ni acabé el segun capitulo la puta madre,” che mi sento di tradurre con:

“Hey, ho già scritto 2,000 parole e non ho neanche finito il secondo capito, porca di quella puttana.”

Sos una maquina,” mi risponde. Ormai anche lui coniuga i verbi in argentino. Dettagli tecnici.

Continuo a scrivere sino alle 7:29. Piove governo in crisi. Mi fermo a 3,827 parole. Spero di essere arrivato almeno a metà guida ma non saprei. Ho fame. Esco a cena.

Attraverso la strada ed entro in un ristorante senza nome dove ordino un hamburger. Ottimo. Mi concedo una mezza birra Singh. Si tratta di una minchiata.

Regola numero uno: Mai stappare una birra se non hai intenzione di ubriacarti. Non se abiti in Thailandia, paese che ha qualcosa di strano nell’aria. Ma non cedo alla tentazione del Monkey Bar e torno a casa, quasi correndo.

Regola numero due: Mai trasgredire alla regola numero uno. Sopratutto se hai birra in frigo.

Stappo una Singh. Ormai ho capito che la Chang è pericolosa. Ti fa venire il mal di testa.

Continuo con la guida. Costo della vita, biglietti aerei, passaporti. Mi gira la testa con tutte queste informazioni. Stappo un’altra Singh.

Arrivo sino a 5,840 parole e poi mollo. Sono le 10:43. Che si fa? Ormai ho oltrepassato il punto di non ritorno. Ho bisogno di uscire, vedere un po’ di gente. Ma è troppo presto.

E’ così che mi metto a scrivere l’articolo che stai leggendo in questo momento (1,525 parole). E’ un ragionamento po’ contorto, ma le parole contenute in quest’articolo intitolato “Dieci regole per scrivere 10,989 parole in un giorno” fanno parte delle 10,989 parole sopracitate. Per darti un’idea, 25-30 pagine di un romanzo.

“Vabbé adesso esco e mi trovo una ragazza dato che non ho parlato con nessuno tutto il giorno,” penso. E così sia.

Si tratta di una giornata normale?

No. Di solito non scrivo così tanto. Anche perché raramente passo tutta la giornata a scrivere. Al massimo quattro-cinque ore al giorno.

Perché mi hai raccontato questa storia idiota?

Perché mi sono divertito un mondo a scriverla. Il giorno che questo sito non mi divertirà più lo chiuderò ché tanto non fa una lira ; )

Comunque arriviamo al punto che ti ho promesso dieci regole…

Dieci regole per scrivere ogni giorno

In tanti si lamentano del blocco dello scrittore. A me non succede. Io mi siedo e scrivo. Mal di denti, pioggia, hangover, pazze thailandasi che mi chiamano per farmi una piazzata. Io scrivo. Sempre, comunque.

Romanzi, guide pratiche, e-book, articoli senza senso. Tutto fa brodo (tranne le e-mail e gli aggiornamenti su Facebook).

Ragazzi, il blocco dello scrittore non esiste.

Ma qual’è il segreto per scrivere in maniera regolare, magari anche solo 1,000 parole al giorno (che vorrebbero comunque dire un romanzo di 200 pagine ogni tre mesi)?

Ecco la mia ricetta:

  • Regola numero uno 1: Mai scrivere di un tema di cui non sei esperto. O per lo meno a cui non sei interessato. Il blocco dello scrittore ce l’ha solo chi pretende di scrivere di una tematica sulla quale non possiede alcuna idea originale. E’ inutile che mi metta a scrivere un romanzo rosa. Non solo mi verrebbe il blocco, ma anche il vomito.
  • Regola numero due 2: Metti il culo sulla sedia e inizia a scrivere. Avrei potuto passare il pomeriggio a buttare già una bozza dell’indice della guida. E invece no, niente masturbazioni mentali. Io scrivo. E dopo che inizio non mi fermo più sino a che non mi viene fame. Il fatto è che il cervello umano è un giocattolo strano. Quando iniziamo qualcosa vogliamo finirla. Ecco perché non si dovrebbe mai iniziare un romanzo dal prologo, bensì dal punto che più ci interessa, la scena madre, la rivelazione. Che poi il resto verrà da sé.
  • Regola numero 3: Leggi. Leggi. Leggi. Se non leggi mai niente al massimo puoi buttare giù la lista della spesa. Leggi sopratutto buona letteratura. Perché quello che leggi ti influenza. Se leggi solo settimanali di gossip non potrai mai scrivere niente di meglio di quello che trovi su Novella 2000 (con tutto il rispetto, per carità).
  • Regola numero 4: Vivi. Gli scrittori migliori hanno vissuto la loro vita al massimo. Prendi Ellroy, Hemingway, Kerouac, Miller. Non si tratta esattamente di personaggi che se ne stavano chiusi in casa. Questa regola è strettamente correlata alla prima. E’ inutile che pensi di scrivere un romanzo ambientato nei sobborghi di Roma se te ne stai chiuso nel tuo appartamento ai parioli. Devi scendere in strada. O diventi stitico (in senso letterario, si intende).
  • Regola numero 5: Scrivi come parli. Non puntare al linguaggio ricercato a tutti i costi. Che tanto o sei Umberto Eco o ti viene una merda che non leggerebbe neanche tua madre. Non scrivere per un pubblico di laureati in greco antico. Scrivi per la gente.
  • Regola numero 6: Questa forse è un po’ personale, non penso si adatti a tutti. Comunque io quando scrivo, spesso e volentieri parlo a voce alta. Cioè, dico esattamente quello che scrivo, nello stesso istante in cui lo scrivo. Perché il trucco funzioni devi saper digitare in maniera abbastanza rapida da poter seguire il flusso dei tuoi pensieri o la finisci a parlare come l’uomo di latta.
  • Regola numero 7: Non cercare la perfezione. Scrivi ubriaco, edita sobrio, diceva Hemingway. Tale idea, peraltro brillante, si può interpretare in due modi. Uno. Scrivi ubriaco, edita sobrio. E punto. Due. Scrivi quello che ti passa per la testa e solo in un secondo momento preoccupati di migliorare il testo, correggere gli errori di ortografia o verificare il nome di quella strada che hai citato.
  • Regola numero 8: Divertiti. Questa regola è soggettiva. A me piacciono i dialoghi, l’azione, le metafore, le frasi al vetriolo. Sia quando leggo che quando scrivo. Le descrizioni non m’interessano. Se sto leggendo una romanzo e ci trovo una descrizione più lunga di due righe la salto senza pietà. Non m’interessa se la porta del bar dove hanno ammazzato a coltellate il macellaio che se la faceva con la barista è verde o viola. Chi ha pagato il sicario? Qual’è il rapporto tra la sorella del macellaio e il brigadiere che è arrivato per primo sulla scena del delitto? Chi si scopa il protagonista? Dammi i fatti. I meri fatti. Questo è il motivo per cui in nessuno dei miei scritti troverete una descrizione degna di nota: non m’interessano. Vuoi una descrizione? E che ci stai a fare qui? Leggiti I Promessi Sposi. Due palle così.
  • Regola numero 9: Scrivi. Scrivi. Scrivi. Quando ho iniziato a scrivere, nel 2011, non mi venivano le parole. Dovevo spremere quelle cazzo di meningi per trovare i sostantivi e i verbi adatti ad esprimere le mie idee. Utilizzare l’odiatissimo dizionario dei sinonimi. Oggi le parole mi arrivino prima che le cerchi. Sono tutte lì. E’ come se nel mio cervello fosse gradualmente comparsa una cassetta degli attrezzi. Ma dentro non ci trovi né bulloni né chiavi a brugola. Solo verbi e sostantivi. Le parole scalpitano, vogliono uscire fuori, prendere vita. Il bello è che ti aiuta anche nel parlare. Anni fa dovevo continuamente fermarmi, cercare la parola adatta. Ecco, oggi non succede.
  • Regola numero 10, la più importante: Scrivi come se fossi già morto. Questa l’ho letta da qualche parte. Non so chi l’abbia pronunciata per la prima volta, ma non è importante. L’importante è crederci.
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Commenti

  1. antonella dice:

    Ciao Furio, di lunedi mattina leggere il tuo articolo mi dà un senso di invidia (buona naturalmente) per essere dove sei, poter scrivere con la libertà e lucidità che usi nel farlo, e non dover sottostare a regole di orari, di direttori e vai….da sardi quali siamo diciamo che sappiamo apprezzare bene ciò che stiamo imparando a conoscere, cioè luoghi che apparentemente sembrano diversi ma, che in realtà non sono cosi diversi dai nostri. Continua a scrivere perchè la memoria di ciò che si vive oggi non sarà quella che vivrai domani, i ricordi sfuggono velocemente….. Buon lavoro…

    • furio dice:

      Ciao Antonella,

      pensa che io spesso invidio voi che state in Sardegna : P

      • antonella dice:

        Tornare in Sardegna è facile è casa tua conosci i luoghi, stare dove sei tu è un pò più impegnativo bisogna avere il coraggio di seguire le proprie idee, ciao.

  2. Ciao Furio sai che la regola numero sei è la mia preferita! Stai vivendo (scrivendo) dove usano altro alfabeto altro un’idioma. Resterà traccia di questa coraggiosa scelta nella tua memoria più che sulla carta (o blog).
    Buonlavoro SCRIVI PERCHE’ sei VIVO molto vivo. Io non so ancora se scrivo per me (solamente) o per gli Altri (certo non tutti) …..BOH?!

  3. Rosanna dice:

    Allora non ti arrabbiare, perchè l’ho condiviso su Fb :P :P :P
    Cmq ottime regole. Anche io parlo a voce alta mentre scrivo (Io vado all’università e riassumo libri universitari per poi impararli), e ripetere a voce alta ciò che scrivo per me è un modo per capire e memorizzare ciò che scrivo.
    Nel complesso ottime regole..da seguire :)

  4. furio dice:

    Anch’io utilizzavo il metodo dei riassunti all’università… tra l’altro poi li facevo girare tra gli altri studenti haha

    Sospetto questo sia il motivo per cui ogni tanto in Sardegna, parlando con ingegneri mai visti prima, quando mi presento si fermano e mi dicono “ah ma io ti conosco!”

    Chi lo sa, magari passerò alla storia come il leggendario compositore dei riassunti di Fisica 1 e 2 haha

  5. Rosanna dice:

    Anche io li passo tra i miei colleghi! Anzi su Facebook abbiamo un gruppo dedicato a tutti gli studenti della mia facoltà, e allora ogni volta che faccio un riassunto lo pubblico sul forum! Una scema che crede ancora nell’altruismo e poi quando lei chiede tutto tace -‘-

  6. Angela dice:

    Ciao Furio, sono solo due settimane che conosco per fortuna il tuo sito e ogni volta è una piacevole sorpresa. Questo articolo lo attendevo da molto anche se sono impaziente di leggere qualcosa sulla scrittura creativa, sono una scrittrice alle prime esperienze. Comunque ti ringrazio molto per ciò che hai fatto e stai facendo:da quando sono approdata sul tuo sito, ho ripreso a nuotare io! Non voglio preannunciarti nulla, ma poi ti dirò Grazie, grazie, grazie, continua a allietarci e a istruirci con i tuoi pensieri spettanti!

  7. Angela dice:

    Pensieri spettinati

Parla alla tua mente

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