Il *segreto* per avere successo

Tenetevi forte perché questa è grossa. No, per avere successo non ti basterà visualizzare una montagna di soldi e sorridere come un ebete in modo che gli astri celesti si allineino e facciano convergere su di te una ventata di energia positiva.

E’ più semplice di quello che pensi. Il segreto di ogni persona di successo è…

CONCLUDERE QUELLO CHE HA INIZIATO.

Ecco, l’ho detto. Mi sento già meglio.

Qual’è la definizione di “successo”?

Diciamo che ti sei appena laureato con 110/110 e lode magna cum laude. Lo definiresti un successo?

Beh, dipende. Se quando ti sei iscritto all’università il tuo scopo era quello di laurearti con lode in modo da poterti boriare al bar, allora sì, hai avuto “successo.”

Ma per la maggioranza dei comuni mortali la laurea è un mezzo, non un fine. Se ti sei iscritto a medicina probabilmente la tua aspirazione non è quella di laurearti, bensì quella di diventare un chirurgo. O magari un dentista (che fa più soldi e lavora di meno).

In questo caso laurearsi rappresenta solo metà del tuo compito. La parte difficile arriva adesso, al momento di mandare curriculum, fare gavetta, emigrare se è necessario (non ri-iniziare con la scusa che non c’è lavoro perché ti mordo un’orecchia), e insistere sinché non si ottiene quello a cui si aspirava.

Hai perso 10 Kg con la dieta? Non basta, adesso devi mantenere il peso forma!

Hai finalmente finito il romanzo che avevi iniziato cinque anni fa? Sappi che non sei neanche a metà dell’opera. E’ tempo di trovare un editore, farti pubblicare il libro e pubblicizzarlo.

Vabbè ci siamo capiti…

Ci dicono che dobbiamo essere ottimisti

Io non credo che le persone ottimiste siano quelle che abbiano più successo. Una persona inguaribilmente ottimista penserà:

“Oh, l’anno prossimo finirò gli esami arretrati e scriverò la tesi in modo da potermi laureare e trovare quel posto da analista di mercati finanziario che ho sempre sognato. Vabbé, non mi preoccupo, oggi vado al parco…”

Guardare al futuro con ottimismo va benissimo, ma non si possono passare tutte le serate la al parco. La vita, a un certo punto ci chiede il conto.

Dovrei essere pessimista?

Neanche. I pessimisti vanno incontro più o meno al processo mentale seguente:

“Ahh sono indietro con gli esami Ahhhhh non mi laureerò mai Ahhhhhhh sono spacciato”

Investono tutte le proprie energie nervose nel preoccuparsi, si fanno venire il mal di testa (e, quel che più conta, le emorroidi) e alla fine non combinano niente. E senza neanche andare al parco!!!

No, preoccuparsi troppo non è la soluzione.

E allora?

Abbi l’ottimismo di chi è cosciente dei propri mezzi, di chi sa di avere le capacità per riuscire. Riuscire, sì, ma a una condizione: quella di impegnarsi costantemente per finire quello che si ha iniziato.

Anche quando l’entusiasmo iniziale è scemato, quando stai al pc sino all’una del mattino mentre il tuo odioso coinquilino è dalle quattro del pomeriggio che chatta su Skype con una marea di post-adolescenti cinesi.

Perché ho scritto quest’articolo proprio oggi?

Perché ne avevo bisogno. Sono ormai due mesi che lavoro a tempo pieno su un progetto che, se funzionasse, mi darebbe un bel po’ di soddisfazioni (non solo a livello economico, se avessi voluto fare soldi sarei rimasto nel campo dell’ingegneria).

Il problema è che si tratta di uno di quei progetti che, sino a quando non sono pronti e testati nel minimo dettaglio, non possono essere rilasciati al pubblico.

Quindi, sino ad ora, risultati zero. Solo lavoro e solitudine.

Oggi sono uscito a fare la spesa e, dopo due settimane di pioggia, mi ha accolto un sole quasi accecante (almeno per gli standard di Shanghai). Ho pensato di andare al parco, però poi no, sono tornato a casa, ho scritto quest’articolo per sfogarmi e mi sono rimesso a lavorare. Sino a mezzanotte.

E allora come concludo quello iniziato?

Secondo la mia esperienza personale, la formula per concludere quello che si ha iniziato è la seguente:

  • Mai guardarsi indietro. Chi pensa ai risultati già ottenuti tende ad adagiarsi sugli allori, diventa indolente. Perché pensi che il Sacro Romano Impero sia imploso? Non è stata colpa di Attila. I barbari hanno solo approfittato di una debolezza intrinseca del sistema. Sono gli antichi romani che da guerrieri si sono trasformati in puttanieri, lasciando così campo libero a chi aveva più fame di loro.

    Se tutto ciò ti ricorda la crisi che sta attraversando l’Europa allora bravo perché mi hai letto nel pensiero.

  • Pensa piuttosto a quanto ti manca per raggiungere la meta. Alimenta la tua insoddisfazione. Sì, perché c’è ancora tanto da fare. Ad esempio, con il progetto di cui ho parlato poc’anzi, quando ho capito che non ne potevo più di continuare fatto una lista con tutto quello che resta da fare e ho suddiviso i compiti lungo le prossime due settimane.

    Riuscirò a finire in tempo? Probabilmente no, perché ogni giornata è per me foriera di colpi di scena quali scoprire come recuperare la carta di credito che ho dimenticato allo sportello bancomat della Bank of China o tentare di rintracciare il mio coinquilino per le strade di Shanghai perché sono uscito senza chiavi e sono rimasto chiuso fuori.

    Ma, anche se finissi in ritardo, non cadrebbe il mondo. L’importante è finire anziché rinchiudere l’ennesimo sogno nel bastardissimo cassetto.

  • Quando ti trovi a scegliere tra andare al parco o lavorare al tuo progetto, confronta i benefici a lungo termine che ti porterà andare al parco (al massimo il numero di telefono di una bella ragazza) e a quelli che invece scaturiranno dal tuo lavoro. Ad esempio il posto di lavoro dei tuoi sogni o, nel caso tu progetti di fare l’attore, fama, successo e ragazze adoranti sino alla fine dei tuoi giorni. Come Briatore, anche se lui non fa l’attore (scusate la rima).
  • Non soccombere al dubbio. Sì, il progetto che stai tentando di realizzare potrebbe fallire. E allora? Ri-inizia da capo. Scrivi un altro libro. Inizia un altro business. Vai a un’altra audizione. Se ci sei riuscito una volta ci puoi riuscire di nuovo. Stavolta con più esperienza. Sai quanti prototipi ha dovuto sperimentare Thomas Edison prima di realizzare la lampadina elettrica? 10,000. D-i-e-c-i-m-i-l-a.
  • Non farti fottere dalla paura.

    Quando si tenta di fare qualcosa di importante si ha sempre paura. Paura di rendersi ridicoli se qualcosa non dovesse funzionare a dovere. Paura del giudizio delle persone che rispettiamo. Paura che, a causa delle nostri azioni, la nostra vita prenda una direzione inaspettata.

    Avere paura è normale. Si tratta di una forma di difesa ancestrale, un’eredità genetica donataci da chi è sopravvissuto all’era primitiva. Quando chi non aveva paura finiva sbranato dalla tigre a denti di sciabola di Hi Man.

Ma cos’è peggio? Avere paura e andare avanti o non concludere mai niente, restare statici, non assumersi la responsabilità di crescere.

Io scelgo di avere paura. E tu?

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Commenti

  1. andre dice:

    Anche io scelgo di avere paura piuttosto di rimanere inerme ad aspettare quel qualcosa che ambisce alla felicità (parola grossa vero?)
    Troppa sicurezza fotte (scusa/te il termine)
    In fondo la nostra lampadina aspetta di essere accesa e l’energia è già dentro di noi.

  2. gabriele dice:

    Condivido in pieno !!

  3. Anch’io penso che se si crede in un progetto si deve portarlo avanti, averne successo è più facile se lo si fa più per il bene dell’umanità che non per lucrarci personalmente, non si deve aver paura di niente per perseguire un ideale, lo diceva anche Wojtyła, se non che, nel momento in cui non ci vedessimo più un’utilità per il mondo ma un danno, allora faremmo bene ad abbandonarlo, non importa se la nostra vita dovesse finire prima che il progetto abbia successo, l’importante è metterci il giusto impegno, né dormirci sopra né ammazzarsici, poi ‘lui’, anche se non riusciremo a portarlo in porto, ci stringerà la mano e ci farà gli stessi complimenti che farà a quelli che avranno realizzato i loro disegni perché non più meritevoli ma solo più fortunati…

    • Furio Fu dice:

      Le mie idee sono da intendersi più in chiave pratica che spirituale. Poi chiaramente ognuno è libero di trovare le motivazioni dove (e come) vuole. Grazie per il commento : )

  4. Ripeto mi serve: Finisci quello che hai cominciato. Dopo. Vai avanti.
    Comunque sarà un successo perché LO hai portato a termine (il tuo progetto).
    Può anche darsi che tutto cambi o che ti annoi; che la voglia passi come un treno ma l’importante e che lo valuti DOPO.
    Intanto finisci e ne sarai contento.
    Il denaro è un mezzo e anche obsoleto!
    Ma davvero qualcuno lo considera la carta del successo e della felicità?
    NOOO nessuno può essere tanto stupido ne tanto ignorante

    Verooooo:
    “ogni giornata è fioriera di colpi di scena”….imprevisti/opportunità!?
    Quante volte mi sono chiesta: ma questo è un segno?! Già proprio così un segno, un’indicazione ed io che corro non capisco.

    • Furio Fu dice:

      Ho un’amica di Valencia che è come te, ovvero crede nei segni hehe

      Ogni volta che succede qualcosa esclama “Casualità?” e poi fa la faccia scettica di chi la sa lunga, come a negare che possano esistere le casualità.

      Personalmente penso che a volte non ci sia un motivo perché un dato evento ci colpisca (sia positivamente che negativamente). L’importante non è quello che ci succede, bensì come reagiamo a quello che ci succede

  5. Caligolas dice:

    Bell’articolo! Il sacro romano impero pero’ non c’entra niente con l’impero romano ed Attila! ;)

  6. Simone Doro dice:

    Non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus difficilia sunt_Seneca

  7. Gennaro dice:

    “Una settimana da dio, topi in occulto, Don Abbondio e altre storie…”
    (ovvero del perchè non raggiungerai mai il successo)

    Una delle cose più sciocche che si possano pensare è che ottenere il successo sia una cosa difficile.

    Fa parte della stessa famiglia di chi pensa che il successo sia una questione di fortuna o che per avere successo sia necessario essere disonesti.

    In realtà il successo è una disciplina, scomponibile in step più o meno ripetibili e ottenibile con un po’ di studio e con un minimo di voglia di procedere per errore-correzione durante il percorso.

    Poi magari possiamo disquisire sul perché tu non voglia recuperare le informazioni che ti sono necessarie per costruire o completare il tuo puzzle, ma magari ci torniamo dopo.

    Il successo quindi dicevo, secondo un’equazione matematica è inevitabile. Puoi metterci magari più o meno tempo ma tendendo a più infinito arriva per forza.

    Quello che è meno noto invece è come mai allora il successo sia appannaggio di una ristrettissima minoranza di persone.

    Posto che vi sia una massa enorme di persone che non pensa minimamente al successo (non crede di avere chance nella vita, di essere abbastanza dotato ecc…ecc…) e queste non le analizzeremo, mi preme parlare invece di chi il successo è convinto di cercarlo, di volerlo ma giorno dopo giorno sembra sempre scappargli di mano (per una scusa o per l’altra) come sabbia tra le dita.

    La realtà è una sola, e cioè che le persone FANNO DI TUTTO per non avere successo. Ne parlano magari, si raccontano frasi motivanti, mettono giù sogni e obiettivi, scrivono piani, fanno riunioni, ma fanno il possibile e l’impossibile perchè quell’equazione non si realizzi.

    Prendete voi stessi. Se siete come la maggior parte delle persone che conosco, avrete avuto sicuramente un “momento alto” nella vostra vita.

    Parlo di un momento nel quale le cose vi si inanellavano bene, avete anche avuto una grande occasione ma non l’avete colta o potuta sfruttare perché…

    Da quel contratto che vi hanno offerto in USA, alla collaborazione importante con quell’imprenditore di Milano, alla possibilità di lanciare un nuovo prodotto per…ecc…ecc…

    Ci avevate lavorato tanto, siete pure “stati fortunati” che l’occasione a forza di lavorarci vi si è presentata (strano vero?)… ma alla fine avete “lasciato perdere”.

    Da lì in avanti “navigate a vista”, con qualche alto e basso ma ormai la luce in fondo al tunnel si è spenta. Sì magari leggete questo gruppo come fanno i “guardoni”, sperando che una meteora vi possa cadere nel cervello e cambiare la vita… ma non succederà.

    Perché voi ci avete mollato.

    La realtà è che praticamente nessuna delle persone che conosco (tranne pochissime eccezioni ovviamente), desidera il successo. Gli fa proprio schifo. Giuro.

    O meglio, le persone non vogliono il successo. Vorrebbero SOLO quelle parti del successo che secondo loro sono belle. Magari fama, denaro, ecc… MA senza pagarne lo scotto.

    Cioè senza pagare il prezzo per quelle cose.

    Per avere successo, per avere REALMENTE successo, dovete rinunciare a qualcos’altro. E questo le persone non vogliono farlo. Vorrebbero solo le parti belle.

    Vi ricordate il film con Jim Carrey e Morgan Freeman “Una settimana da Dio”?

    Ecco, quel film è l’esatta trasposizione della persona che crede di poter avere qualcosa e che avere quel qualcosa sia fighissimo… finchè non se lo trova tra le mani e scopre quanto è “pesante” il prezzo da pagare. Allora quel potere non lo vuole più.

    Voi siete uguali. Punto.

    Partiamo dall’inizio. Chiariamo subito che la maggior parte di voi si è fottuta la possibilità di avere successo da molto giovane. La prima cosa che non vi permette di avere successo sono i “compromessi” che avete creato con voi stessi e con le persone che vi circondano man mano che crescevate.

    Facciamo qualche esempio semplice: Se siete cresciuti riveriti e coccolati in casa, e vostra madre vi lava ,cucina e stira e vostro padre mette mano al portafoglio quando fate delle cazzate che non vi fanno arrivare alla fine del mese, allora i vostri genitori, con tutto il bene che vi vogliono ma anche con tutte le aberrazioni di mentalità che si portano dietro persone che vanno verso l’anziano, avranno CONTROLLO sulla vostra vita.

    Se siete come Calogero di Urieliana memoria, avrete magari delle opportunità nella vita, ma vi rinuncerete volontariamente un po’ per non contrariare a’ mammà che vi vuole tanto bene e dovete stare viscini viscini, un po’ perché a certe comodità VOI non volete rinunciare.

    Per voi “i milanzani c’a parmiggiana” e “u’ vinu del contadino”, tornando a casa e trovando il letto pronto e la roba stirata, sono PIU’ IMPORTANTI del successo.

    Quindi vi leggete i libri motivazionali, studiate business, seguite tizio e salcazzo, ma a “u’ vinu, u’ vinu, u’ vinu” voi non volete rinunciare.

    Perchè successo è rinunciare OGGI a qualcosa di certo che FORSE potrebbe portarvi frutti domani.

    Ma anche solo abitare al paesiello è indice che voi quel successo non lo volete. Se le più grandi aziende di successo IT sono nate nella Silicon Valley e non a Chattanuga Tennesee dove il sole ti spacca in quattro con Dan Peterson c’è un motivo.

    Perchè in certe zone si crea un “humus” fertile per certe cose, mentre in altre gli ostacoli, le frizioni, anche solo la rete di conoscenze rendono l’operazione impossibile.

    Così quando sento gente che vuole il successo e mi dice che abita a Fraticello sul Minchio e non ha in programma di andarsene entro un anno con un piano scritto, io drizzo le orecchie. Non gufo, per carità, ma un po’ storco il naso.

    Abiti a Fraticello sul Minchio perché tuo nonno faceva il contadino, tuo padre con lui prima di fare l’idraulico ecc… oppure tuo padre si è trasferito a Fraticello perché è andato a fare l’operaio per produrre il famoso liquore “Framinchiolino” al gusto di rabarbaro che tanto andava di moda negli anni ’70.

    Ma tu se vuoi avere successo, a Fraticello sul Minchio ci morirai. Gonfio. Non ci sono chance per creare qualcosa lì…cazzo fai?

    I compromessi famigliari sono i primi ma i più forti e vi sottopongono a tutta una serie di ricatti morali mica da ridere, fautori del vostro insuccesso o meglio della vostra mediocrità (che per me è anche peggio).

    Se tua madre ti tiene il figlio, tua madre è in diritto di romperti il cazzo e sabotare in maniera sottile la tua vita e la tua carriera. Perché senza di lei non potete stare, e quindi lei è in diritto di rompervi il cazzo, ricattarvi, farvi sentire in colpa ecc…

    Stessa cosa se il figlio ve lo tiene la suocera. Peggio ancora perché ha un ascendente diretto su di voi, e uno indiretto tramite vostra moglie.

    Non potrete MAI fare nulla che contrari il volere di vostra suocera, perchè finireste per litigare con lei che causerà un disastro famigliare anche tra voi e vostra moglie ecc..

    Se vostra suocera dice “Voi non vi trasferite a Milano/Lugano/Londra per i tuoi sogni di gloria, starete qui con noi che non vi faremo mai mancare nulla come abbiamo sempre fatto, e non essere ingrato”, voi il successo ve lo potete ficcare diretto nel culo. Anche se leggete Napoleon Hill. Non vi servirà.

    Se tu abiti a Camerlata in provincia di Como (esiste sul serio) e tua suocera non vuole che passi il confine che si trova a 3 km con la Svizzera, cosa che potrebbe aiutarti enormemente nella ricerca del tuo successo, tu rimani a Camerlata a farti sodomizzare.

    Quindi tu non vuoi il successo. Ripeto, tu vorresti solo quelli che percepisci come gli “effetti positivi” del successo, SENZA però dover pagare lo scotto o modificare nulla delle comodità che ti sei creato nella vita.

    Prendiamo l’esempio del corso VV. Tu sai che ti servono suppergiù due millini o poco più (come la canzone dei puffi), per acquisire la PRIMA competenza necessaria e sine qua non per il successo: vendere.

    Se vengo a vedere, in un anno tu quei soldi puoi risparmiarli e/o guadagnarli con discreta facilità se solo rinunciassi a qualcosa. Da un giro al mare a Pinarella, a qualche pizza, a qualche stronzata in meno a qualche serata a casa sul divano che per un sogno potresti anche spendere andando a dare via le pizze ai tavoli di qualche ristorante per arrotondare.

    Solo che non lo fai. Troverai sempre scuse. Ma la realtà è che tu vorresti la polpa del cocco (fare il corso, imparare a vendere, guadagnare di più), senza sforzarti di spaccare il guscio, cioè rinunciare alle tua minchiatine insignificanti che però per te sono “tutto” nella vita, visto che hai solo quello. E’ solo per fare un esempio.

    Passiamo ad altro.

    Avere successo è bello solo finchè ti limiti a immaginarlo. Esattamente come Jim Carrey si immagina quanto sia bello essere onnipotente nel film “Una settimana da Dio”, senza rendersi conto dei doveri e delle incombenze che quei poteri portano con sè.

    In realtà, il 99,99999% periodico non farebbe realmente a cambio con una persona di successo. Perché al solito, vede solo quello che si vede di “bello” in superificie, ma non nota ciò che c’è sotto.

    Avete presente la mail del pazzo convinto di avere i topi in occulto che tramano contro di lui recapitata ieri a Mark?

    Ok, quella fa ridere e inoltre non è realmente indirizzata a lui. Ma avere successo significa “esporsi”, cioè entrare in contatto con una marea di persone.

    Voi non avete idea del flusso incredibile di merda su ogni mezzo di comunicazione che una persona di successo deve subire.

    Una serie di comunicazioni che racchiudono il peggio dell’abisso, della bruttura e dello squallore della mente umana. Roba che se non sei abituato, lucido e consapevole immediatamente ti fa dire “ma chi me lo fa fare”.

    Quando cominci ad avere successo in pratica diventi un bersaglio umano per tutti i “camion della spazzatura” che girano. Moltissimi ci mollano solo perché non riescono a gestire la pressione di essere sempre giudicati, infamati, accusati, villipesi ecc…ecc…

    Il momento della verità è quando smarmottate con la testa fuori dalla tana la prima volta. Se riescono a segarvela siete finiti per sempre e non ci riproverete mai più. Direte “Giuà, saremo puro burini, ma beata la gnoranza, se stai bene de mente, de core e de panza!” e rimarrete nel solco della mediocrità per sempre.

    Oppure improvvisamente sarete ricettacolo dei malati di mente, che perché magari vi trovano su un social, si sentono in diritto di rivolgersi a voi come se fossero vostri amici o altro.

    Una informazione per chi passa: se ti ho dato l’amicizia su FB non sei mio amico. Sei un “click” su Facebbok. Questo non ti autorizza a rompermi il cazzo in privato come se fossi un mio amico, perchè altrimenti avresti il mio numero di cellulare. E se non ce l’hai c’è un motivo… non rientri tra i miei amici. Entiendes?

    Internet dà sfogo al peggio della subumanità comportamentale delle persone che si sentono in diritto di vessarti a qualunque ora del giorno e della notte.

    Il contatto medio è:

    CIAO! Ho un prblm e volevo farti una dmn!

    “Muro di testo lungo un paio di papiri di Hammurabi”
    .
    .
    .
    .
    .
    .
    .

    Ke mi dici???”

    Considerando che la media delle richieste (oltre all’idiota “Mi dai una dritta su come vendere???”) è uguale a quella per il rimborso Inps combattendo i topi in occulto a Mark, dovrebbe apparire chiaro comunque alle persone che:

    1 rivolgersi a uno sconosciuto raccontandogli a freddo i cazzi della tua vita non è proprio il massimo

    2 che quel povero sconosciuto ovviamente è vessato da centinaia di persone intelligentone come te che vogliono un responso dall’oracolo

    3 Se il poveraccio dovesse sul serio districarsi in quella marea di messaggi farebbe solo quello di mestiere dalla mattina alla sera e non avrebbe più tempo per avere successo

    Fin qui tutto bene, se non fosse che tu di buon cuore provi sempre nel limite del possibile (chi ti scrive per i topi in occulto lo ignori) a rispondere.

    Se ti scappa un messaggio che magari leggi al volo dal cell ma al quale non riesci subito a rispondere, sapete cosa succede?

    Il subumano di turno comincia a ingiuriarti con le peggio cose, dicendo che sei un infame, che te la tiri, che tua madre è una peripatetica ecc…ecc…

    Se fai l’errore di rispondere sinteticamente a qualcuno (messaggio implicito “fatti bastare quello che ti dico), questo visto che gli hai risposto pensa di essere su telefono amico, e a scriverti come non ci fosse domani.

    E da capo, se una volta non gli rispondi, allora sei un pezzo di merda ecc…ecc…

    Esattamente come in “Una settimana da Dio”, vorrei cedervi il mio account di messaggistica (mail, FB ecc…) e vedreste che vi passerebbe subito la voglia di “avere successo”.

    Andiamo avanti.

    Un altro aspetto molto importante è il rapporto di “equilibrio” con il gruppo dei pari. E’ un altra cosa che devi essere disposto a mettere in discussione per avere successo, perché che tu lo voglia o no cambierà.

    Partiamo dall’inizio.

    Le persone stupide sostengono che il successo ( o il denaro in maniera intercambiabile), cambi le persone. Non è vero.

    Alcuni sostengono che il denaro mostri le persone semplicemente per quello che sono e ne amplifichi pregi e difetti. Dipende.

    Se hai a che fare con un pavido che ottiene il successo o denaro con scorciatoie (il leccaculo del “potente” che finalmente svolta la vita perchè riceve un grosso appalto), allora è vero. Ma non ho mai conosciuto in vita mia qualcuno che si sia guadagnato onestamente e con passione successo e denaro e che sia cambiato.

    O meglio, sarebbe come accusare la quercia: “Ma tu non sei più la ghianda che eri un tempo”. E grazie al cazzo, certo che no.

    Vuoi sapere la verità? Prendi carta e penna perchè questa sui libri di motivazione e su The Secret non c’è scritta:

    Il successo cambia le persone che hai intorno. Fine.

    Finché questo concetto non ti entra in testa e non riuscirai ad afferrare questa intima verità, non riuscirai mai a rompere le catene che ti inchiodano nella fanghiglia dei mediocri.

    Se sei fortunato (io lo sono) avrai un nocciolo duro di persone tra famiglia e amici veri che sarà orgogliosa di te e farà il tifo per te e per ciò che stai concretizzando.

    Il problema è che comunque la maggior parte delle persone non è così. In particolare quelle persone che si credevano “come te”, “al tuo livello” o “del tuo gruppo”.

    Questa gente comincerà di colpo a impazzire, perché un conto è misurarsela con qualcuno di inarrivabile. Un conto è il confronto diretto con qualcuno che è “partito” con te ma dopo un po’ ti stacca di chilometri. Li fai schiumare.

    O meglio, tu non fai nulla, ma loro impazziscono perché sei la dimostrazione che a loro mancano dei pezzi che tu hai.

    Quindi cominci ad avere a che fare con “amici” e conoscenti, che improvvisamente ti danno delle coltellate nella schiena.

    I più sfigati cominciano a dire le solite cose:

    – che sei diventato un bastardo

    – che sei un pezzo di merda

    o la più bella è che

    – hai avuto fortuna

    Ovviamente di solito lo fanno alle spalle. Chiaro.

    Se non sei “forte” psicologicamente, non riesci a “reggere” all’impatto di queste persone. Perchè le credevi amiche, perchè erano le persone che in un modo o nell’altro frequentavi, e perché pensavi che avere successo ti avrebbe portato “le cose belle”, essere ammirato ecc…

    Invece ti accorgi che hai successo proprio perché quel successo tira fuori IL PEGGIO dalle persone che hai intorno, che non riescono più a mascherare il livore e l’invidia nei tuoi confronti.

    Quindi se non sei lucido, piano piano ci molli perché la pressione psicologica è troppo forte, e la marmotta rimette la testa dentro la tana. End of story.

    Esiste anche un altra forma di rosicone che è leggermente più scaltro (non intelligente) ma anche più subdolo.

    Ad esempio c’è una marea di ciucciacazzi che di mestiere al massimo potrebbero andare ad accorciare il cazzo ai cannibali del Congo, ma per qualche strana coincidenza del destino hanno scelto di fare i “consulenti”.

    Questa gente è più elegante e non riesce ad ammettere a sè stessa che tu hai dei numeri a ogni livello che loro non hanno.

    Quando ti incontrano, contratti un una smorfia di dolore per farti una sorta di complimento, se ne escono con cose tipo:

    “Bè tu sei stato più bravo di me a fare marketing”.

    Tradotto dal rosicone all’italiano: “Io sono come te, ma tu sei stato più furbo a promuoverti”.

    Al ché tu vorresti dirgli la verità, e cioè che la parte migliore dello schizzo da cui é nato é colata tra le chiappe di sua madre ed ha macchiato il materasso. Quindi rispetto a te, la verità è che lui lo hanno fatto con lo scarto.

    Ma non glielo dici perché magari ci rimane male e allora gli rispondi “Eh sì”, e fai finta che qualcuno in fondo alla sala ti abbia chiamato per togliertelo dai coglioni.

    In sintesi, la verità è solo una:

    1 il successo è FACILE tecnicamente da raggiungere (se sai come farlo)

    2 la maggioranza delle persone NON VUOLE inconsapevolmente avere successo, perché il successo richiede rinunce e uno scotto molto alto da pagare in termini di pressione psicologica

    Per avere successo, è necessario innanzitutto coraggio, ma come diceva Manzoni riferito a Don Abbondio, se uno il coraggio non ce l’ha mica se lo può dare.

    Ergo, per questo 2014, prima di stilare una INUTILE lista di obiettivi e progetti, cercate di capire se realmente o no volete il successo e siete pronti a pagarne lo scotto.

    Se la vostra famiglia si opponesse al permettervi di fare tutto ciò che è necessario, voi per il “quieto vivere” ci mollereste? Se la risposta è sì, allora lasciate perdere perché quel giorno arriverà.

    Se una marea di persone sconosciute cominciasse a fare il tiro al piattello con il vostro culo, ogni santo giorno offendervi e denigrandovi, per voi sarebbe un problema? Se la risposta è sì, allora lasciate perdere.

    Se un sacco dei vostri falsi amici e conoscenti dovesse voltarvi le spalle perché loro sono rimasti ghianda (e sono cibo per i maiali) e voi siete diventati una grande quercia, per voi sarebbe un problema? Se sì lasciate perdere.

    Oppure volete davvero il successo e siete disposti a fare qualunque cosa e a pagarne lo scotto per ottenerlo? Allora dateci dentro e non mollate mai.

    Cit. Frank Merenda

  8. Mattia Zen dice:

    Ciao Furio sono un ragazzo di vent’anni e volevo complimentarmi con te per questo articolo molto utile a chi come me sogna e spera di realizzare. Hai avuto l’accuratezza di analizzare tutti gli ostacoli che ci impediscono di proseguire la strada iniziata (premetto che sono un artista) e molte volte la perdiamo a causa della troppa foga nel voler arrivare in fondo avendo già tutti gli strumenti necessari (ti descrivo il mio caso) ,grazie a te ora posso ricordarmelo spesso. Vorrei concludere dicendo che ti stimo davvero per questa frase ”Perché ne avevo bisogno. Sono ormai due mesi che lavoro a tempo pieno su un progetto che, se funzionasse, mi darebbe un bel po’ di soddisfazioni (non solo a livello economico, se avessi voluto fare soldi sarei rimasto nel campo dell’ingegneria).” la condivido in pieno perché anche io vorrei tentare di riuscire a fare successo,ma rendendomi utile alla società…a volte grandi soddisfazioni non derivano dai soldi ;)

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