Foto giornalismo per dare voce a chi non ne ha: Intervista a Christian Giarrizzo

Christian Giarrizzo

Nato nel 1982. Ai crocevia ho sempre scelto il percorso meno battuto.

Ho scattato fotografie in più di trenta paesi: Myanmar, Sudan, India, China, Brazil…

La fotografia da viaggio è il mio modo di dare, ovunque, voce alla mia anima. E il foto giornalismo il modo di dare voce a chi normalmente non ne ha.

E’ così che Christian Giarrizzo, nomade siculo-friulano, si presenta nel suo sito, Chrisphoto.

Oggi continuiamo con la serie di interviste dedicata a chi ha deciso di vivere assecondando le proprie passioni e rifiutando così di sottostare ai dettami dello status quo.

Radiografia di un foto giornalista

Christian, i fotografi di solito fanno i soldi con i matrimoni, i servizi in studio per le riviste pattinate o ricattando i calciatori sposati pescati con le braghe calate.

Tu invece hai scelto la strada del foto giornalismo impegnato, raccontando le storie dei Madri della pace kurde, di un orfanotrofio birmano o degli emigrati italiani in Australia.

Christian Giarrizzo

Come e quando è nata la tua passione per il foto giornalismo?

Più che passione io la chiamerei “vocazione.” I miei genitori l’hanno capito quando avevo nove anni. Erano inizialmente turbati dalle mie continue domande sulle BR o sulla mafia. Credo fossi ad un passo dal consulto psicoanalitico quando capirono che ero semplicemente curioso di argomenti diversi rispetto ai ragazzini della mia età.

Tutto si risolse quando mi regalarono il film Il caso Mattei di Francesco Rosi, un’interessante interpretazione di ciò che accadde al famoso dirigente Eni misteriosamente scomparso in un incidente aereo.

Fu allora che capii l’importanza che hanno le immagini sui quotidiani e che lavoro ci sia dietro ad uno scatto.

Per il momento si tratta solo di un hobby o riesci già a mantenerti con la tua arte? Puoi farci qualche nome di rivista disposta a pagare per questo tipo di servizi?

Diciamo che se fossi nato 25 anni prima sarebbe stato meglio. Il lavoro paga l’aggiornamento dell’attrezzatura e i viaggi che faccio, ma non mi posso permettere eccessi di alcun tipo né vacanze.

Negli ultimi quindici anni il sistema giornalistico è, a mio avviso, profondamente decaduto, spingendo molti foto-giornalisti a cambiare specializzazione o, nei casi più gravi, a lasciare il lavoro.

Neri Fadigati ha analizzato questo fenomeno ne Il mestiere di vedere, un libro che consiglio.

Per quanto riguarda le riviste italiane consiglio Il reportage, trimestrale di scrittura, giornalismo e fotografia e Granata Images, un’agenzia fotografica.

Christian Giarrizzo

Cosa consigli a un giovane fotografo che sta pensando di seguire la tua strada?

Rispondo citando un’affermazione, rivolta a me, di una collega fotografa molto più esperta e brava di me, che pubblica spesso sul National Geographic:

“L’unica via ragionevole è quella di andare via dall’Italia e cercare finanziamenti fuori, le borse di studio, i grant, etc.

Ma per questo bisogna investire nel nulla, cioè in Italia, pagando per anni per avere il curriculum. Altrimenti provare all’estero, sappi però che il livello è altissimo. Sono tanti bravi fotografi, devi mirare più alto che puoi. Devi credere in quello che fai, devi investire tutta la tua vita, tutte le tue forze, tutto il tuo cuore, passione e talento, e allora c’è la farai a fare ancora un viaggio e magari solo questo.

Ma vale la pena, almeno per me. Il prezzo della libertà, anche limitata, è impagabile.”

Condivido con te, inoltre, ciò che mi ripeto ogni giorno:

“In un mondo troppo veloce dove facciamo tutto con un click, cosa può fare la differenza? Cosa può ancora far innamorare della realtà?”

La storia di Davide Conca – che ha sviluppato un programma rivoluzionario ma che è rimasto nell’anonimato per anni prima di essere “scoperto” da un’influente blogger malese, – ci insegna che un prodotto eccellente non è sempre garanzia di successo. Qual’è la tua strategia per farti conoscere? Che ruolo ha internet in tutto ciò?

Sono in linea sul fatto che i blog, faccialibro, e tutti gli altri social network hanno un ruolo di catalizzatori molto decisivo sulla visibilità del proprio lavoro nei confronti del mondo.

Rimango però fermo sulla mia volontà di ricercare la Realtà delle cose, anche a scapito di molti sacrifici. Se un editore dovrà scegliere tra una persona che ha visto, con cui ha condiviso gli sguardi ed una che sente soltanto via posta elettronica, sceglierà senza dubbio la prima.

Un’altra funzione invece è quella che può avere LinkedIn, come in tutte le cose però serve investire molto tempo ed abilità per ottenere i primi frutti.

Internet, dice Beppe Grillo, è il mondo. Considerando la vittoria che ha ottenuto non stampando nemmeno un cartellone elettorale direi che il fattore va rispettato. Personalmente spalleggio fortemente le vie di comunicazione dirette che grazie a internet ci possono far seguire corsi a distanza o telefonare dall’altro capo del mondo senza spendere una fortuna.

Christian Giarrizzo

Imparare a fotografare

La fotografia rappresenta per me un pozzo senza fondo. Più mi addentro nello studio delle combinazioni che scaturiscono dal settaggio della mia Reflex e dalle condizioni di luce più disparate e più mi rendo conto di quante cose ci siano da imparare. Qual’è l’errore più comune che vedi commettere dai fotografi novizi come me?

Trovo che scattare di continuo, compulsivamente, non sia utile per nessuno. Tutto è relativo però, e il mio giudizio, come quello di pareri più illustri, vale per uno.

Ci siamo “incontrati” nel forum di MatadorU, il corso di fotografia da viaggio proposto da Matador Network. Quello che salta subito all’occhio, durante i laboratori fotografici in cui ciascuno presenta una sua foto, è che tu sia una spanna (o due) sopra tutti gli altri studenti. Da cosa nasce questa tua voglia di continuare ad imparare?

La voglia d’imparare dev’essere sempre presente, in tutte le professioni. Aiuta ad essere umili e a valutare se stessi con prudenza. Elementi fondamentali per una crescita interiore solida. Mi lamento sempre sulla composizione delle mie immagini, mi arrabbio delle volte, non si impara mai abbastanza sul linguaggio
fotografico…appunto.

Chi è il fotografo che ammiri di più?

Ne ho molti, viventi oppure no, a seconda della loro specializzazione. Parlando di foto giornalismo però, considero ottimo il lavoro di Mario Dondero e Ferdinando Scianna. Robert Capa come esempio di tenacità e dedizione alla Missione.

Sapresti definire il termine “fotografia da viaggio”?

Il fotografo da viaggio è una figura abbastanza nuova, una conseguenza dell’avvento del digitale, che ha portato, per colpa soprattutto del sistema bacato, ad un’esasperazione delle specializzazioni fotografiche.

Ha realmente aperto, tuttavia, un nuovo mondo in termini creativi e tecnologici, ciò che è cambiato a mio avviso è il rispetto della comunità nei confronti della fotografia stessa.

Una volta terminati gli studi della tecnica fotografica, si dovrebbero iniziare quelli relativi alla cultura, alle persone, alla psicologia e alla storia dell’arte.

Ho notato che nel tuo sito è presente una sezione dal titolo curioso, Scatto in Vespa. Si tratta solo di una sezione dedicata allo scooter italiano o dietro questo titolo si nascondo altri obiettivi?

Oltre ad avere una passione per il restauro professionale di mezzi d’epoca, che utilizzo come ricaricatore energetico personale in momenti di ritiro riflessivo dal mondo, nutro un amore incondizionato per il viaggio lento. Per questo intendo quell’andare vagabondo che si concentra molto di più sull’itinerario che sulla meta.

Spesso la destinazione mi ha deluso rispetto a quello che mi ha regalato invece il tempo utilizzato per raggiungerla. Ho sentito ad un certo punto l’esigenza di parlare attraverso la fotografia dello sguardo che regala il viaggiare adagio.

Christian Giarrizzo

In una buona foto, quanto conta l’uomo e quanto la macchina? Cosa c’è nel tuo kit da fotografo? (camera, lenti, etc)

Non porto molta attrezzatura, preferisco parlare con la gente e passare più tempo possibile con i soggetti che fotografo. Non credo che mi sentirei particolarmente a mio agio se un estraneo venisse a casa mia con l’intento di documentare ciò che faccio, e che mi seguisse con un apparecchio fotografico che assomiglia ad un bazooka. Ecco comunque la lista:

Foto camera Nikon D90, Lente 35mm f/1.8, lente Fisheye 10.5mm f/2.8mm, ed un secondo corpo macchina Fujica stx2 più vecchio di me con una lente 50mm F/1.8mm.

Poi almeno due rullini da 36 pose ISO 400 e un registratore per le interviste.

In viaggio

Christian, tu viaggi spesso in paesi “difficili.” Ti sei mai sentito a disagio nell’andare in giro con una fotocamera da mille euro in mezzo a tanta povertà? Ti sei mai sentito in pericolo?

L’etica nei confronti dei soggetti fotografati è importante quanto una completa preparazione della storia a priori. Credo che a volte però sia più utile non scattare, rispettando condizioni di particolare tragicità.

Il dovere del documentare è cercare di non ingannare coloro che guardano i nostri scatti. Consiglio qui un’altra pubblicazione, Ferdinando Scianna in Etica e foto-giornalismo.

Per quanto riguarda il pericolo direi che non mi sono mai sentito in particolari stati di agitazione. Ma anche qui è tutto relativo.

Grazie per aver condiviso con noi la tua esperienza! Have a safe trip : )

Grazie a te per capire la differenza tra l’essere liberi e nascondersi dietro una timorosa vita “sicura.”

p.s. Potete contattare Christian sul suo blog o sulla sua pagina Facebook, Scatto in Vespa.

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Commenti

  1. Alberto Cabas Vidani dice:

    Ho scoperto questo sito ieri attraverso la community di NomadiDigitali e ho già trovato due interviste interessantissime.
    Sono appassionato di fotografia (e ci dedico anche il mio sito) e le affermazioni sul mercato della fotografia deprimente, in Italia, le ho trovate dappertutto.
    Come in molti altri ambiti le generazioni che ci hanno preceduto si sono mangiate tutto e non hanno creato un mercato aperto e in evoluzione.
    Però, se segui molte storie di fotografia internazionali, ti accorgi che c’è sempre spazio per vivere di fotografia. Puoi affiancare al lavoro artistico qualcosa di più commerciale, puoi vendere stampe, DEVI esporti ad un mercato globale, non solo quello italiano, puoi promuoverti a costo zero con una presenza sincera sui social network.
    Complimenti Christina e Furio/Ivan.

    • Ivan dice:

      Ciao Alberto,

      anche se la mia Reflex mi da un sacco di soddisfazioni non sono un fotografo professionista né penso lo diventerò. Anyway, quello che dici ha senso (e assomiglia molto a quello che sta succedendo nel mondo della scrittura creativa).

      Per la fotografia lo sbocco che vedo io, a parte quello di andare mainstream e pubblicare a ripetizione sul National Geographic, è quello di creare un sito web conosciuto e poi offrire i tuoi servizi a un pubblico che ti apprezza.

      I servizi possano variare dai matrimoni, alle stampe, gli ebooks, i calendari, le stock photos, le lezioni di fotografia, i programmi affiliazione tramite recensioni di fotocamere etc.

      Ci sono tanti esempi di gente che ce l’ha fatta alla grande, il primo che mi viene in mente è Trey Ratcliff di http://www.stuckincustoms.com/, che è specializzato in foto HDR

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